Crepe sui muri quando sono pericolose e a chi rivolgersi
Come e quando intervenire sulle crepe "pericolose" di casa, siano esse su muri esterni o interni, strutturali e non, orizzontali, verticali o oblique. Quando è possibile ripararle e quando, viceversa, è necessario rivolgersi all'ingegnere. Infine, indicherò i prezzi.

Oggi approfondiremo un tema molto delicato e che spesso ci preoccupa, la comparsa delle “crepe” sui muri.
Le crepe sono importanti, in quanto ti permettono di interpretare lo stato di salute della tua casa. La loro comparsa deve essere un campanello d'allarme. La tua casa, che tante volte ti ha protetto, ti sta chiedendo aiuto.
Ti tranquillizzo subito, non tutte le lesioni sono pericolose. Spesso, vengo contattato da clienti preoccupati che, giustamente, mi chiedono una diagnosi. In molti casi riscontro semplici risposte fisiologiche degli intonaci. Altre volte, la lettura del quadro fessurativo consente di individuare la causa del dissesto e di porre rimedio immediatamente. In altre situazioni, l'interpretazione è più difficile per la presenza di più cause contemporanee.
Con questo articolo, ti fornirò gli strumenti per individuare le crepe pericolose.
Vediamo i vari aspetti legati alle crepe:
Indice
Crepe in prossimità di architravi o travi.
Crepe su pilastri e travi in cemento armato.
Per arrivare alla soluzione bisogna partire dalle cause:
Quali sono le cause principali delle crepe?
Una delle cause più comuni, che crea dei dissesti negli edifici, è il cedimento del terreno di fondazione. I cedimenti possono esser causati:
- dai carichi eccessivi, che la costruzione trasmette al suolo: pensa alla sopraelevazione di un piano, oppure, al rifacimento del tetto;
- dalla bassa capacità del terreno di drenare l'acqua in tempi brevi: molti edifici insistono su strati di terreno a grana fine (limi ed argille). Le piccole dimensioni dei grani, di cui sono composti, determinano un basso coefficiente di permeabilità del terreno;
- dalla variazione di quota della falda, causata principalmente dalla pioggia. Se la quota della falda si mantenesse costante, la presenza di quest’ultima non provocherebbe cedimenti. Viceversa, la salita e la discesa della falda provocano variazioni della pressione efficace del terreno e del volume. Questa variazione, a sua volta, comporterebbe lo schiacciamento o il rigonfiamento del terreno, che si trasmette alla fondazione dell’edificio;
- dalle vibrazioni che, soprattutto in terreni a grana grossa come sabbie e ghiaie, tendono a compattare il terreno, riducendo i vuoti, con il conseguente abbassamento del piano di campagna. Come nel caso precedente, questo fenomeno genera un cedimento della fondazioni e lesioni sulle murature.
- nel caso di ristrutturazioni non correttamente eseguite, specialmente su vecchi edifici. Un intervento invasivo, come la realizzazione di una copertura pesante o il consolidamento di un solaio, potrebbe appesantire la struttura e provocare delle lesioni. Anche l’uso del martellino elettrico, per l’esecuzione di tracce nei solai e sui muri, potrebbe comportare l’insorgere di crepe per effetto delle vibrazioni;
- a seguito della rottura di elementi strutturali, come le travi, gli architravi o le colonne;
- nel caso di apertura di porte o finestre in murature portanti, con o senza l’inserimento di cerchiature metalliche. Queste opere possono provocare variazioni dei carichi sulla muratura;
- nell'eventualità di un terremoto. Gli edifici in muratura presentano di per sé delle notevoli criticità nei confronti dell’azione sismica per la poca duttilità, che presenta la muratura stessa.
Interpretazione delle crepe.
Molto probabilmente, qualcuno avrà a che ridire su questo paragrafo, visto che non è banale valutare le crepe. Nella maggior parte dei casi, occorrono studi, prove e saggi, per determinare la causa delle lesioni. Quelle che vorrei indicarti sono alcune possibili cause.
Premetto che gli edifici in cemento armato hanno risposte e resistenze differenti rispetto a quelli in muratura portante in mattoni o pietra. In particolare, le murature portanti sono deboli rispetto alle azioni di trazioni provocate, ad esempio, dai terremoti.
Prima di analizzare il quadro fessurativo, dovrai individuare le crepe presenti su tutto lo stabile. Solo così potrai intuire se il problema sia diffuso o localizzato. Valutare il singolo fenomeno potrebbe fuorviare e allontanarti dalla soluzione.
Partiamo interpretando l'andamento e la forma delle crepe, siano esse su muri interni o esterni.
Crepe verticali o oblique.
In linea generale, le lesioni verticali di trazione ed inclinate in obliquo (diagonali) e trasversali di taglio sono spesso dovute a cedimenti differenziali del terreno. In pratica, il suolo si abbassa in modo differente nei vari punti della fondazione.

Come si può vedere dall'immagine, le posizioni del cedimento incidono sulla concavità della deformata del terreno e sulle caratteristiche delle crepe.

Il cedimento di una porzione di terreno potrebbe provocare il ribaltamento di una facciata della casa. In questo caso, l'andamento e la diffusione delle crepe sulle mura esterne potrebbero avere questa conformazione:

In questi casi, il rischio è alto e, se le crepe fossero causate da cedimenti della fondazione, potresti dover intervenire tramite micropali e/o resine espandenti.
Spesso le crepe hanno un andamento a scalino, in quanto lo sviluppo delle lesioni è influenzato dai punti deboli del muro. In un muro in mattoni, la malta è l'elemento più fragile. Questo spiega l'andamento a zig-zag delle crepe. Queste lesioni potrebbero fuorviare l'individuazione della causa.

Crepe orizzontali.
Invece, le lesioni orizzontali sono causate, quasi esclusivamente, da movimenti verticali del terreno. La variazione è spesso dovuta alla riduzione del volume di acqua contenuto nel terreno coesivi.

Inoltre, potrebbero essere causate da un aumento di carico. Penso ad una sopraelevazione oppure ad un incremento di peso sul tetto a seguito, ad esempio, di una nevicata. La pericolosità è alta.

Prendiamo un caso, che ho affrontato. Nel sottotetto di una mia cliente è apparsa una lesione sub-orizzontale su un tramezzo in forati. Nel realizzare la nuova copertura, i muratori avevano appoggiato inconsapevolmente una trave al di sopra del divisorio lesionato, caricandolo. A sua volta, il divisorio gravava e spingeva sulle travi del solaio sottostante. Siamo intervenuti appena in tempo, semplicemente demolendo la porzione di muro a contatto con la trave e scaricando il tramezzo.
Crepe ad arco.
Le crepe potrebbero essere dovute a cedimenti localizzati del terreno. Nell'abitazione di un mio cliente, un pluviale lesionato, che avrebbe dovuto convogliare l'acqua piovana nella fogna, disperdeva invece parte del fluido nel terreno. Con il tempo, l'acqua ha asportato il terreno, portando ad un cedimento localizzato delle fondazioni. Ecco come si presentavano le lesioni:

Lo stesso è avvenuto all'interno di un appartamento di Firenze. Le lesioni presentavano il medesimo andamento ad "arco". Il dissesto non si presentava né ai piani sottostanti né a quelli soprastanti. L’arco di scarico era sintomo di un cedimento in un determinato punto. Dal sopralluogo realizzato al piano sottostante, una volta demolito il controsoffitto, è emersa la rottura di una trave in quel punto specifico. Questo ha provocato il rilassamento e l'abbassamento di buona parte del solaio. Siamo stati costretti a demolirlo e ricostruirlo completamente, recuperando le sole parti in buono stato.
Sintetizzando, se ti dovessi trovare di fronte ad una crepa ad arco, sia essa localizzata su un divisorio o su un muro portante:
- in caso di muri al piano terra, si tratta del cedimento del terreno;
- in caso di pareti poste ai piani superiori, si tratta di cedimenti di travi o solai.
La pericolosità di questo dissesto è medio-alta.
Crepe in prossimità di architravi o travi.
Siamo nel caso in cui le crepe si presentano solo in prossimità di travi o architravi e non diffusamente su più zone.
Partiamo da un evento molto frequente. Se la crepa avesse origine da un punto interno all'architrave, la lesione potrebbe essere causata dalla rottura di questo elemento. Mentre, se la crepa partisse dallo spigolo potrebbe essere una lesione dovuta al taglio. Nel secondo caso, ti consiglio di ricercare altre eventuali crepe, che definiscano meglio il quadro fessurativo.


Mi è capitato diverse volte di incappare in crepe, che partono da una trave principale e si propagano per un metro o poco più. Magari terminano sullo spigolo alto di una porta. In questo caso, quella porzione di muro è eccessivamente caricata e quindi dovrai "irrigidirla" con del betoncino armato.

Passiamo al caso di crepa verticale posta tra due case. La fessurazione potrebbe essere causata da un'assenza o da uno scarso collegamento tra le due murature. Le lievi oscillazioni orizzontali o le dilatazione termiche potrebbero creare il distacco. Il rischio di collasso è basso.
Potresti trovarti di fronte a delle fessure a X o a croce, inclinate di 30 / 45 gradi. Queste crepe si presentano a seguito di un evento sismico e richiedono l'intervento immediato di un ingegnere, specialmente se presenti su tutti i setti continui. La struttura potrebbe essere compromessa.
Se ti trovi di fronte a delle crepe situate sotto la copertura, le travi del tetto potrebbero spingere eccessivamente sulle pareti:

Questo dissesto ha una pericolosità medio alta.
Infine, se ti dovessi trovare di fronte ad una crepe a "ragnatela", non preoccuparti, in quanto, in genere, si tratta di intonaco vetusto. A meno che, al di sotto dell'intonaco, non si celino lesioni di altra entità.
Passiamo al calcestruzzo:
Crepe su pilastri e travi in cemento armato.
Le lesioni su travi o pilastri in cemento armato non sono da ritenersi pericolose, solo se riguardano il copriferro. Per copriferro si intende quella porzione di calcestruzzo di 3 / 4 cm, che ricopre i ferri di armatura. In questi casi, il distacco del copriferro potrebbe essere causato dall'arrugginimento del ferro. Ovviamente, bisogna intervenire subito, applicando sui ferri la malta rialcalinizzante anticorrosiva e ripristinando il calcestruzzo asportato. Se si interviene immediatamente, la pericolosità è bassa.

Sempre nelle strutture in calcestruzzo armato, la presenza di crepe sul soffitto, attorno al pilastro, è indice di scarsezza o cattiva disposizione dei ferri di armatura in quel punto, che provoca il fenomeno del punzonamento. Questo fenomeno è dovuto al concentrarsi dei carichi in una determinata zona e richiede un intervento immediato. In questo caso, il rischio è alto.

Sempre sul soffitto, potresti vedere delle crepe distanziate di 10 cm, che corrono parallele. In quei punti è presente il travetto ed, essendo soggetto a flessione, abbassandosi, cricca l'intonaco. Se lievi sono da ritenersi fisiologiche, viceversa, l'abbassamento del travetto è eccessivo.
Nel caso in cui una trave in cemento armato fosse eccessivamente gravata oppure non avesse un adeguato quantitativo di ferro, potrebbe subire un’eccessiva flessione. In questo caso, le crepe si presenterebbero nella zona centrale della trave e sarebbero caratterizzate da un andamento verticale. Il distacco non prosegue nella zona alta della trave, in quanto soggetta a compressione. Sugli estremi della trave potrebbero comparire delle fessure a 45° dovute al taglio. Queste crepe, se lievi, sono da considerarsi fisiologiche, ma necessitano di un monitoraggio. Viceversa, la pericolosità è medio-alta.

Spesso si creano delle crepe verticali parallele in corrispondenza del pilastro, distanziate di circa 30 cm. Queste lesioni sono dovute alla diverse dilatazioni termiche, che subiscono i mattoni e i pilastri. Questa situazione potrebbe presentarsi anche nel caso in cui, in quella determinata zona, fosse presente un camino o una canna fumaria, che, riscaldandosi, crea delle dilatazioni. La pericolosità di queste lesioni è pressoché nulla.

Concludiamo con il cedimento del terreno al di sotto di singoli pilastri. In questo caso, l'estremità della trave posta nei pressi del pilastro ceduto si lesionerà all'intradosso (faccia inferiore della trave). Viceversa, l'altro estremo della trave si lesionerà all'estradosso.

Credo di averti segnalato le casistiche più comuni. Come ti accennavo in precedenza, l'analisi delle crepe potrebbe essere molto più complessa. Vediamo il corretto iter per individuarne le cause:
Indagini e monitoraggi
Preliminarmente, dovrai verificare che le crepe non interessino il solo intonaco. Quindi, munito di mazzetta demolisci l'intonaco e porta la muratura al "vivo". Se la lesione dovesse interessare anche la muratura, contatta un ingegnere!
Difatti, è importante valutare l’estensione, l’ampiezza e, specialmente, la progressione nel tempo delle lesioni. Attraverso misurazioni periodiche si riesce a comprendere l’eventuale avanzamento di una lesione o se questa è stabile e non attiva.
Molte volte mi capita di trovare i famosi vetrini attaccati sulle lesioni. Questo sistema è piuttosto obsoleto e indica solo la presenza di ampi movimenti ma non l’entità.
Ad oggi, i sistemi più diffusi sono i fessurimetri e le biffe, mentre, i più accurati sono i deformometri meccanici.

Inoltre, qualora il tecnico avesse il sospetto di cedimenti fondali, potrebbe adottare sistemi per valutare i movimenti verticali della costruzione attraverso l’installazione di mire ottiche.
Il tempo minimo di monitoraggio è di almeno un anno con cadenza delle rilevazioni almeno trimestrale. Questa è la frequenza consigliata per valutare l’andamento delle lesioni al variare delle quattro stagioni.
Una volta acquisiti tali dati è possibile valutare l’evoluzione del quadro fessurativo e studiare gli interventi di consolidamento più appropriati.
Per avere la garanzia della completa risoluzione del problema, una volta eseguito l’intervento è comunque utile monitorare la situazione per almeno un altro anno.
Ringrazio l'ing. Federico Meucci, esperto nel campo del consolidamento.
Vediamo quando contattare un tecnico e come distinguere le crepe pericolose?
Crepe: quando sono pericolose?
La risposta a questa domanda dovrebbe esserti fornita dal professionista incaricato dell'analisi. Dico questo, in quanto, anche i professionisti possono avere delle difficoltà. E' come andare dal medico per un mal di pancia. Il dolore può essere causato dalle troppe cozze mangiate, oppure, da malattie peggiori.

Quello che posso fare, è fornirti alcune indicazioni che non possono in alcun modo sostituirsi alle analisi di un professionista:
- Valuta i tempi di allargamento e distacco: se da quando sei bambino sul muro è presente una crepa che non ha avuto evoluzioni nel tempo, puoi stare relativamente tranquillo. La lesione non è attiva e lo stabile ha trovato un nuovo equilibrio. E' vero che, avere le murature lesionate, vuol dire affrontare un terremoto con una minore capacità di assorbire l’azione e quindi un maggior rischio di collasso. Se viceversa, nel giro di un paio di mesi, o addirittura meno, noti un'evoluzione in ampiezza ed estensione della lesione, contatta immediatamente un professionista.
- Per darti un suggerimento visivo, la prima crepa indicata in figura è pericolosa, la seconda è una lesione fisiologica dell'intonaco:

- In genere, la presenza di crepe in più stanze è sintomo di un problema diffuso su tutto l'edificio, mentre, le lesioni localizzate su un'unica parete derivano da un problema locale.
- Se spicchettando l'intonaco nei pressi della lesione ti accorgi che la crepa interessa anche i mattoni o le pietre, bisogna intervenire. Dal banale cuci e scuci, che consiste nel sostituire i mattoni lesionati con dei nuovi laterizi, ad interventi più invasivi.
- Sincerati che la crepa non sia passante, cioè che non appaia nella medesima posizione su entrambe le facce del muro. Una crepa passante è pericolosa.
- Se le crepe si trovano su muri non portanti il rischio è basso ma il dissesto è comunque da valutare. Viceversa, crepe su muri portanti, travi, pilastri o fondazioni sono un sintomo preoccupante. Per intendersi, i muri non portanti sono realizzati con mattoni forati o cartongesso.
Concludiamo con i costi:
A chi rivolgersi?
La risposta alla prima domanda è banale. Devi contattare un professionista del settore. I dissesti su strutture esistenti sono problematiche serie.
Un errore può costare davvero caro. Pensa a cosa rischi: la tua casa. Meglio se un ingegnere strutturista che si occupa prettamente di lesioni su edifici esistenti. Un architetto o un geometra possono comunque rendersi conto della salute del tuo immobile. Ti sconsiglio di interpellare un muratore, che pur avendo molte conoscenze pratiche, avrebbe difficoltà teoriche nell'interpretare le crepe.
Quali sono i costi?
Per quanto riguarda i prezzi, questi variano dalle poche centinaia di euro per il ripristino dell'intonaco con malte elastiche e reti in fibra di vetro, alle migliaia di euro per il consolidamento delle fondazione. Un intervento intermedio e molto frequente è il cuci e scuci, che comporta la sola sostituzione dei mattoni lesionati. Questo intervento costa circa 850 € al metro cubo (pareti in pietra) e quasi 2.000 € se eseguito su pareti in mattoni pieni.
Per quanto riguarda le indagini, un anno di raccolta dati e la relazione finale costa tra i 1.500 e i 3.000 €, in base al fenomeno da osservare.
Spero di averti fornito le informazioni utili per risolvere il problema. In bocca al lupo, Vincenzo.
Classifica dei migliori condizionatori 2026 - prezzi e opinioni
Guida completa sui migliori condizionatori. Approfondimento sui bonus e i parametri per effettuare la scelta: efficienza, costo, marca e potenza / monosplit, dual split e trial split. Opinioni.

"Antò fa caldo", diceva la moglie al marito "focoso" della pubblicità del tè. Se non vuoi ritrovarti in questa condizione, la soluzione migliore è un bel condizionatore nuovo di pacca.
Considera che è un ottimo momento, in quanto sono stati prorogati i bonus fiscali: risparmio energetico, bonus casa e conto termico per l’installazione dei condizionatori.
All'interno dell'articolo ci focalizzeremo sui condizionatori aria-aria.
Indice:
- Migliori modelli mono-split (per 1 stanza)
Classifica migliori Marche
Ho perso il conto di quanti condizionatori ho visto installare. Proprio per questo motivo, mi vorrei lanciare nello stilare una classifica di quelle che ritengo le migliori marche.
Direi che sulle prime tre posizioni nessuno abbia da ridire, le altre potrebbero essere influenzate dalla mia esperienza.

- Daikin: certezza. Da sempre avanti rispetto alla concorrenza, con prodotti molto efficienti e silenziosi. Ampissima gamma di prodotti. Ahimè, la pecca è il costo sia di acquisto che in caso di reperimento dei pezzi di ricambio. Ma se cerchi il top, Daikin o Mitsubishi Electric.
- Mitsubishi Electric: il vero competitor di Daikin. Addirittura, come vedrai dai confronti a seguire, spesso superiore, di poco, in efficienza e silenziosità. Garanzia di durata, fascia medio-alta. Mi piace un sacco!
- Fujitsu, o General, stessi prodotti con nome differente: ottima affidabilità, meno performante dei prodotti Daikin e Mitsubishi Electric, ma prezzi più abbordabili. Un ottimo compromesso.
- Panasonic e Toshiba: non conosco bene questi marchi, ma tutti me ne parlano bene. Guardando il catalogo non ho riscontrato un'ampia gamma di prodotti, ma a detta di chi li monta e li usa sono ben fatti. Diamo fiducia alle voci che circolano.
- Samsung: a mio parere, miglior rapporto qualità prezzo. Le performance si avvicinano ai primi della classe e i prezzi sono davvero competitivi. Ottime innovazioni.
- Viessmann: mi piace soprattutto perché offre un'ampia possibilità di connettere le pompe di calore ad altri sistemi dello stesso marchio, come fotovoltaico, solare termico e accumuli.
In generale, sono tante le case produttrici che hanno raggiunto ottimi risultati in termini di prestazioni, qualità e prezzo. Penso ad Haier, Hitachi, Hisense e tanti altri brand che iniziano con H... :)
Migliori modelli monosplit (per 1 stanza)
Qualora dovessi climatizzare una sola stanza, potresti valutare un mono-split, un sistema costituito da un'unità esterna e da un'unità interna detta, giustappunto, split.

Di seguito troverai una tabella dove ho confrontato i valori che potrebbero esserti utili al fine di scegliere il modello che fa per te. In particolare, per ogni modello, ti segnalerò: la potenza, le efficienze estive SEER e invernali SCOP, la rumorosità della macchina esterna e i prezzi che ho reperito online.
| Marca | kW | SEER | SCOP | Pot. son. dB | Prezzi fornit. € |
|---|---|---|---|---|---|
| Daikin Sarara Ururu FTXZ + RXZ |
2,5 | 9,54 | 5,9 | 59 | 1.900 |
| Daikin Sarara Ururu FTXZ + RXZ |
3,5 | 9 | 5,73 | 61 | 2.200 |
| Daikin Perfera FTXM-A |
2,5 | 9,47 | 5,2 | 59 | 1.000 |
| Daikin Perfera FTXM-A |
3,5 | 9,25 | 5,2 | 60 | 1.045 |
| Mitsubishi Electric MUZ- LN25VG2 |
2,5 | 10,5 | 5,2 | 58 | 1.100 |
| Mitsubishi Electric MUZ- LN35VG2 |
3,5 | 9,5 | 5,1 | 58 | 1.400 |
| Mitsubishi Electric MUZ- LN50VG2 |
5,0 | 8,5 | 4,6 | 60 | 1.600 |
| Samsung WindFree Elite AR 09TXCA |
2,5 | 8,8 | 5,1 | 56 | 780 |
| Samsung WindFree Elite AR 12TXCA |
3,5 | 8,5 | 5,1 | 58 | 880 |
| LG H09AP NSM |
2,5 | 9,4 | 5,2 | 60 | 600 |
| LG H12AP NSM |
3,5 | 9,1 | 5,1 | 60 | 800 |
| Fujitsu AOYG 09KG |
2,5 | 8,52 | 5,11 | 62 | 700 |
| Fujitsu AOYG 12KG |
3,5 | 8,51 | 5,1 | 66 | 900 |
| Hisense DJ25VE0 |
2,5 | 6,1 | 4 | 63 | 300 |
| Hisense DJ35VE0 |
3,5 | 6,1 | 4 | 63 | 350 |
Come ti accennavo nel paragrafo precedente, il modello Mitsubishi Electric è il più efficiente in estate, mentre il Daikin rende più di tutti sul riscaldamento. Il modello Samsung spicca per la silenziosità, mentre il modello LG per l'ottimo rapporto qualità prezzo. Per approfondire, ti consiglio l'articolo sui migliori modelli monosplit.
Migliori modelli dual-split
Come per i mono-split, confrontiamo i dual split:
| Marca | kW | SEER | SCOP | Pot. son. dB | Prezzi fornit. € |
|---|---|---|---|---|---|
| Daikin 2MXM40M (2 + 2,5) |
4,2 | 8,67 | 4,6 | 60 | 1.800 |
| Daikin 2MXM50M (2 + 2,5) |
5 | 8,5 | 4,6 | 62 | 2.000 |
| Mitsubishi Electric MXZ 2F42VF4 |
4,2 | 8,69 | 4,6 | 59 | 1.600 |
| Mitsubishi Electric MXZ 2F53VF4 |
5,3 | 8,63 | 4,6 | 60 | 1.800 |
| Mitsubishi Electric MXZ 3F54VF4 |
5,4 | 8,52 | 4,6 | 60 | 1.900 |
| Samsung AJ040 TXJ2KG /EU |
4,2 | 8,54 | 4,6 | 60 | 1.100 |
| Samsung AJ050 TXJ2KG |
5,6 | 8,54 | 4,6 | 61 | 1.300 |
| LG MU2R15 | 4,7 | 8,5 | 4,2 | 61 | 1.100 |
| LG MU2R17 | 5,28 | 7,8 | 4,2 | 63 | 1.200 |
| Fujitsu AOYG14 LAC2 | 4 | 6,5 | 4 | 63 | 1.500 |
| Fujitsu AOYG18 LAC2 | 5 | 6,5 | 4 | 64 | 1.600 |
| Hisense 2AMW 42U4 RRA | 4,2 | 6,61 | 4,1 | 62 | 900 |
| Hisense 2AMW 50U4 RXA | 5 | 7,21 | 4,1 | 64 | 1.000 |
Anche in questo caso Daikin e Mitsubishi Electric si confermano tra i migliori. Samsung garantisce un ottimo rapporto qualità prezzo. Per approfondire, ti consiglio l'articolo sui migliori modelli dual split.

Vediamo come valutare la potenza in prima battuta:
Come scegliere la potenza del climatizzatore e cosa significa BTU?
Fortunatamente, determinare la potenza necessaria per il tuo climatizzatore non è nulla di impossibile.
È possibile scegliere i BTU del climatizzatore in base alla superficie da raffrescare. Vedi tabella di seguito:
| Superficie in mq | kW di potenza | BTU di potenza |
|---|---|---|
| fino a 13 | 2,0 | 7.000 |
| da 13 a 20 | 2,5 | 9.000 |
| da 21 a 30 | 3,5 | 12.000 |
| da 31 a 45 | 4,2 | 15.000 |
| da 45 a 60 | 5,0 | 18.000 |
| da 60 a 80 | 6,0 | 21.000 |
| da 80 a 100 | 7,1 | 24.500 |
| da 100 a 130 | 10,0 | 35.000 |
Si tratta di un calcolo valido, ma in prima approssimazione. In realtà, dovremmo tener conto anche di altri fattori importanti come l'altezza della stanza, l’esposizione solare del locale da raffreddare, la stratigrafia delle pareti ecc. Per un calcolo preciso, avrai bisogno del termotecnico.
Altro fattore essenziale nella scelta è l'efficienza delle macchine, che ti farà risparmiare sui consumi in bolletta:
Quale efficienza / rendimento dei condizionatori scegliere?
Un indice molto importante nella scelta del climatizzatore è il SEER: coefficiente di prestazione medio stagionale. Ma che cos'è? Non è altro che il rapporto tra energia prodotta dal condizionatore per raffrescare e l'energia assorbita dall'impianto elettrico. In pratica, indica quanto consuma.
Più è alto questo valore, più alto sarà il risparmio in bolletta.
Per agevolare la comprensione, i produttori sono obbligati a riportare sulle macchine l'etichetta energetica. Su questa etichetta troverai una scala alfabetica, dove con A+++ si indica l'elettrodomestico più efficiente, mentre con G quello che consuma di più.

Su ogni condizionatore viene segnalata la relativa classe energetica e il consumo annuo.
I modelli in classe A++ e A+++ assicurano un risparmio rispettivamente del 20% e del 40% in più rispetto alla classe A.
Nel caso di pompa di calore, esiste anche il coefficiente di prestazione per il riscaldamento, chiamato SCOP. Se utilizzerai la macchina anche per riscaldare d'inverno, controlla anche questo indice.
Quale regolazione della temperatura scegliere: on/off o inverter?
On/off o inverter sono i due sistemi che i condizionatori o climatizzatori usano per modulare la potenza e mantenere costante la temperatura all'interno del locale dove sono installati.
Vediamo come funziona la tecnologia on-off: il climatizzatore, appena acceso, va subito alla massima potenza e vi resta fino a quando nel locale si è raggiunta la temperatura desiderata. A quel punto si ferma completamente, per poi ripartire alla massima potenza quando la temperatura è cambiata di alcuni gradi centigradi rispetto a quella impostata.
Invece, i climatizzatori con inverter hanno una tecnologia detta modulante. Il climatizzatore parte alla massima potenza, per poi diminuirla quando ha raggiunto un valore di temperatura prossimo a quello fissato. Da quel momento in poi, il climatizzatore impiega solo la minima potenza necessaria a mantenere costante la temperatura, senza fermarsi.
Per risparmiare, ti suggerisco un condizionatore modulante, ormai presente nella gran parte dei climatizzatori in commercio.
Altri fattori da valutare
Altri fattori da prendere in considerazione nella scelta del climatizzatore, non di minor importanza, sono:
- silenziosità - rumorosità: il rumore viene misurato in decibel dB. Oggi, gli split interni producono un rumore intorno ai 40 dB in condizioni standard. Per avere un termine di paragone, una normale conversazione tra due persone è intorno ai 50 dB, un bisbiglio 40 dB. Per approfondire ti consiglio l'articolo sui condizionatori più silenziosi;
- presenza di filtri per purificare l’aria: filtri anti-odore, anti-polline e antibatterici;
- funzione deumidificazione, per ridurre l’umidità dall’aria mantenendo temperature costanti;
- Wi-Fi integrato;
- sensore di movimento.
Vediamo ora i prezzi di mercato:
Qual è prezzo di un condizionatore o climatizzatore?
Il costo dei climatizzatori fissi varia naturalmente tra un minimo e un massimo in base alla marca e alle caratteristiche. In particolare, i parametri che influenzeranno maggiormente il prezzo sono il rendimento, il brand e la potenza.
| Marca | N° di split | Da | A | Montaggio |
|---|---|---|---|---|
| Alta | Mono | 600 € | 1.200 € | 500 + IVA |
| Economica | Mono | 300 € | 800 € | 500 + IVA |
| Alta | Dual | 1.000 € | 2.000 € | 700 + IVA |
| Economica | Dual | 800 € | 1.400 € | 700 + IVA |
| Alta | Trial | 1.500 € | 3.000 € | 900 + IVA |
| Economica | Trial | 1.300 € | 1.800 € | 900 + IVA |
Ad esempio, per i dual split, il prezzo medio passa dai 2.000 € dei modelli in fascia alta ai circa 800 € delle marche note ma economiche. Se ti è sufficiente un mono-split, risparmierai qualche centinaio di euro.
E per quanto riguarda la manodopera? L'installazione di un condizionatore dual, composto da un'unità esterna e due split interni, costa sui 700 € IVA esclusa. Per i mono, circa 500 €.
Potresti acquistare tu direttamente il condizionatore, magari da un sito web affidabile come Amazon, eBay ecc. Potresti risparmiare anche la metà rispetto all'acquisto diretto dall'installatore.
Per l'installatore, l'acquisto è un costo che giustamente ti addebiterà. Mi raccomando, non parlare di questo articolo al tuo installatore! In caso di malfunzionamenti, sarà difficoltoso trovare il colpevole.
Bonus disponibili
Per risparmiare ulteriormente, ti consiglio di sfruttare:
- il bonus ristrutturazioni;
- l'ecobonus;
- il conto termico.
All'interno di questo articolo confronto i vari bonus.
Climatizzatore, condizionatore e pompa di calore. Quali sono le differenze?
Spesso queste tre macchine vengono confuse. Ma quali sono le differenze?
I climatizzatori, oltre a raffrescare l'ambiente, deumidificano l’aria. Si tratta di una funzione utilissima, in quanto la sensazione di disagio che proviamo in una calda giornata estiva è spesso dovuta all'elevato tasso di umidità.
Invece, i condizionatori si limitano a raffrescare, senza deumidificare. Ancora se ne trovano in commercio, ma sono sempre più rari.
Infine, le pompe di calore sono degli apparecchi che svolgono una doppia funzione: raffrescano l'aria in estate e, invertendo il ciclo di funzionamento, riscaldano gli ambienti in inverno.
Ad oggi, quasi tutte le macchine in vendita sono delle pompe di calore con il deumidificatore.
Questi dispositivi sono costituiti da una unità esterna e da una o più unità interne dette split. I sistemi con un'unica unità interna sono detti monosplit, con due unità dual split, con tre unità trial split e così via, multisplit.
Consigli sull'installazione
Sui cantieri noto spesso degli errori. Per evitarli, potrebbero esserti utili alcuni consigli sull'installazione:
- installa lo split nella parte alta della parete. L’aria fredda tende a scendere e si mescolerà più facilmente con quella calda che invece tende a salire;
- evita di posizionare il condizionatore dietro divani o tende, poiché costituiscono una barriera al ricircolo dell’aria;
- evita di direzionare il flusso verso gli spazi della stanza più frequentati: tavoli, cucina, letti, scrivanie. In alternativa, acquista prodotti dotati di sensore di movimento;
- assicurati che l’unità esterna non sia colpita dai raggi solari e che non sia esposta troppo alle intemperie.
Ricorda che ogni stanza deve essere climatizzata dal suo split.
Non è corretto installare un condizionatore potente nel corridoio nella speranza che rinfreschi tutte le camere. L’unico risultato sarà quello di prenderti un colpo di freddo ogni qualvolta passerai da una stanza all'altra e il corridoio sarà l’unico locale a essere raffrescato.
Spero di averti riportato le questioni essenziali e che l'articolo ti sia stato utile. A presto, Vincenzo.
Migliori caldaie a condensazione 2026: scelta in base alla tua casa
Migliori marche e modelli di caldaie a condensazione. Focus sugli aspetti su cui basare la scelta che dipendono dalla tipologia di casa.

Oggi, scegliere la caldaia giusta è più importante che mai: i consumi energetici, le nuove normative europee e l’aumento dell’attenzione verso l’efficienza rendono fondamentale orientarsi tra modelli, marchi e caratteristiche tecniche.
Le moderne caldaie a condensazione permettono non solo di ridurre i consumi fino al 20% rispetto alle caldaie tradizionali, ma anche di migliorare il comfort domestico grazie a tecnologie di modulazione avanzata, materiali più performanti e integrazione con sistemi di termoregolazione evoluti.
In questa guida analizzeremo le migliori marche e i modelli di caldaia più apprezzati, con un focus sulle caratteristiche che davvero contano nella scelta: potenza, modulazione, portata, rendimento e affidabilità. Che tu debba sostituire una caldaia datata o installarne una nuova, qui troverai tutto ciò che serve per fare una scelta informata e adatta alla tua abitazione.
Indice
Quali sono le marche delle caldaie migliori?
Quali sono i migliori modelli delle caldaie?
Miglior valutazione del web: VAILLANT Ecotec Plus
Miglior rapporto qualità-prezzo: IMMERGAS Tera
La più economica: BERETTA Ciao X
Miglior modulazione/efficienza: VIESSMANN Vitodens 200-W
Quali sono le principali scelte che dovrai prendere?
Quali sono le marche delle caldaie migliori?
Di seguito trovi una selezione delle marche che, analizzando le recensioni dai forum, e sulla base della mia esperienza professionale, risultano tra le più apprezzate nel mercato delle caldaie a condensazione.
- Viessmann: qualità eccezionale. Raramente problematiche sulla serie top di gamma. Il costo, specialmente sui modelli top è maggiore rispetto alla concorrenza;
- Vaillant: direi miglior rapporto qualità prezzo;
- Baxi: tra le più diffuse;
- Buderus: in passato tra le migliori, restano dei buoni prodotti;
- Immergas: migliore assistenza, in qualsiasi parte d'Italia. Aspetto fondamentale in caso di problemi. L'ho scelta a casa mia, di mia mamma e di mia sorella Rosa;
- Cosmogas: ottimi prodotti, meno commerciali;
- Wolf: ottimi prodotti, ma poco diffusi;
Vediamo le sedi, le fasce e cosa producono queste aziende:
| Marca | Sede | Fascia | Produttori |
|---|---|---|---|
| Viessmann | Germania | Alta / medio-alta | Caldaie a condensazione, caldaie a basamento, sistemi di riscaldamento domestico e commerciale, pompe di calore, sistemi ibridi. |
| Vaillant | Germania | Alta / medio-alta | Caldaie murali e a basamento, scaldacqua, pompe di calore, sistemi di climatizzazione e ventilazione. |
| Baxi | Paesi Bassi - Inghilterra | Media | Caldaie a condensazione murali, caldaie per esterno, sistemi residenziali per riscaldamento e acqua calda. |
| Buderus | Germania | Media | Caldaie a basamento in ghisa/acciaio, caldaie murali, sistemi robusti per abitazioni e impianti di medie dimensioni. |
| Immergas | Italia | Media | Caldaie a condensazione, sistemi di riscaldamento per abitazioni, soluzioni per acqua calda sanitaria. |
| Cosmogas | Italia | Media | Caldaie murali a condensazione, scaldabagni, pompe di calore, sistemi compatti per riscaldamento e ACS. |
| Wolf | Germania | Medio-alta | Caldaie, pompe di calore, sistemi di riscaldamento e climatizzazione integrati per il comfort ambientale. |
Passiamo ai modelli più apprezzati in base alla modulazione, valutazioni, economicità e miglior rapporto qualità prezzo.
Quali sono i migliori modelli delle caldaie?
Ora analizziamo i modelli che, per prestazioni, tecnologia e feedback reali degli utenti, rappresentano le scelte più interessanti:
| CALDAIA | PREZZO 24 kW | RECENSIONI WEB | QUALITA' |
|---|---|---|---|
| VIESSMANN Vitodens 200-W | 3.200 € | 5/5 | Ottima modulazione potenza Max min 1:20 |
| VAILLANT Ecotec plus VMW | 1800 € | 5/5 | Miglior valutazione del web rispetto al numero di voti |
| BERETTA Ciao X | 650 € | 4/5 | La più economica tra i brand del sondaggio. |
| IMMERGAS Tera | 1.050 € | 5/5 | Migliore rapporto qualità prezzo |
Passiamo alle caratteristiche:
Quale di queste caldaie scegliere in base alla tua casa?
In prima battuta ti elenco quali scelte farei personalmente:
- per abitazioni e appartamenti con un solo bagno e consumi sanitari normali sono molto interessanti modelli come Vaillant ecoTEC plus o Immergas Tera, che offrono un buon compromesso tra qualità, prestazioni e tranquillità nel tempo.
- in una villetta o casa energivora, una Viessmann Vitodens 200-W, ad esempio, è più che giustificata. Costa di più, ma offre una qualità costruttiva e una modulazione superiori, che nel tempo possono fare la differenza.
- seconda casa o immobile da usare saltuariamente: meglio semplicità e costo contenuto. Una caldaia come Beretta Ciao X può avere molto senso quando il budget è più contenuto e non ci sono richieste elevate nè sul lato impiantistico nè su quello del comfort sanitario.
La marca giusta dipende anche dall’assistenza nella tua zona
Un aspetto spesso sottovalutato è l’assistenza post-vendita. Una buona caldaia, se in caso di guasto non trovassi facilmente ricambi o tecnici competenti nella tua zona, potrebbe trasformarsi in una scelta meno conveniente del previsto.
Per questo motivo, nella scelta finale non conta solo il marchio in senso astratto, ma anche:
- quanto è diffuso il centro assistenza nella tua provincia;
- la reperibilità dei ricambi;
- la rapidità degli interventi;
- il costo della manutenzione nel tempo.
E' anche per questo che, in molte situazioni reali, un marchio ben assistito sul territorio può risultare una scelta migliore di un brand più prestigioso ma meno diffuso.
Miglior valutazione del web: VAILLANT Ecotec Plus
Online questo modello raccoglie ottime valutazioni, soprattutto se rapportate al numero di recensioni. Più che il singolo modello, è il marchio Vaillant nel suo complesso a essere molto apprezzato. Quando un mio cliente sceglie questo brand, mi sento tranquillo.
Consiglio personale: da scegliere Vaillant quando si vuole un buon compromesso tra prezzo e qualità. Ideale per gli appartamenti.

Prima di vedere le caratteristiche, presta particolare attenzione alle diverse sigle della Ecotec Plus: la versione VM riguarda il solo riscaldamento, la VMI è inclusa di bollitore e la VMW è la combinata ACS + riscaldamento.
Vediamo le peculiarità della VMW 26:
- la modulazione è elevata (1:9), con la potenza che varia dai 3,0 ai 27 kW.
- il rendimento è medio alto: 97% con temperature dell'acqua di 60/80° e di 103,4% con temperature di ricircolo di 50/30°;
- la portata dell'acqua calda sanitaria è bassina: 12,6 l/min;
- la funzione Soaping garantisce 3 minuti di acqua calda garantiti dopo la chiusura rubinetto;
- la presenza del sistema acqua comfort garantisce l’immediata erogazione di acqua calda sempre alla stessa temperatura e minori incrostazioni di calcare. Questo poichè la caldaia mantiene 2 o 3 litri di acqua calda sanitaria preriscaldata;
- taglie prodotte: 26, 30 e 35 kW;
- garanzia di 2 anni: è quella prevista per legge ma è estendibile a 7 anni sottoscrivendo un contratto di manutenzione (nell'estensione è incluso il diritto di chiamata, la manodopera e i pezzi di ricambio;
- il display touch screen con messaggi vocali, così come la gestione tramite app del crono-termostato;
- Possibilità d’installazione in luogo parzialmente coperto fino a -5° C.
La tecnologia IoniDetect permette l'utilizzo della caldaia con una miscela di gas contenente fino al 20% di idrogeno. In abbinamento alla tecnologia ADA di bilanciamento delle pressioni del gas di alimentazione forniscono il più corretto mix aria/gas. E' presente un sistema di comunicazione interno LIN Bus per risolvere velocemente i malfunzionamenti componenti, mostrando sul display in tempo reale la soluzione da adottare.
E' possibile gestirla da remoto con il sistema sensoROOM connect.
Dimensioni - Altezza: 72 cm- Larghezza: 44 cm - Profondità: 35 cm
Sicuramente un prodotto di qualità medio-alta.
Raccolta di recensioni Vaillant dal web e dai social
Sul web, Vaillant gode di un apprezzamento diffuso (su Facebook, nei forum e sulle recensioni Google).
Le opinioni positive non mancano: Riccardo, Daniele, Lucilla e Giuliana dichiarano di non aver mai riscontrato problemi.
Daniela, addirittura, utilizza una caldaia Vaillant da più di vent’anni, ancora perfettamente funzionante.
Kaotic evidenzia un aspetto interessante: secondo lui, Junkers e Vaillant sono da sempre sinonimo di durata, anche se negli ultimi anni – a seguito dell’acquisizione di altri marchi – la qualità percepita sarebbe leggermente diminuita.
Anche il marito di Maria, idraulico di professione, considera Vaillant il top di gamma; tuttavia, per chi cerca un buon compromesso tra qualità e prezzo, suggerisce Baxi.
Infine, Luca, commerciante di materiale idraulico da oltre vent’anni, definisce Vaillant un marchio di altissimo livello.
Carlo, dopo 28 anni di utilizzo, si appresta a sostituire la sua caldaia… rimanendo naturalmente fedele allo stesso brand.
Miglior rapporto qualità-prezzo: IMMERGAS Tera
Se stai cercando una caldaia che non ti lasci mai per strada, efficiente e che non costi troppo prendi una bella Immergas Tera. Gli utenti della rete la elogiano: "mai un guasto", "non ho nemmeno il numero dell'assistenza" e così via.
Consiglio personale: In realtà, il punto di forza di questa azienda è proprio il servizio clienti. Come ti accennavo ho una immergas a casa mia, ma anche in casa di mia mamma e di mia sorella Rosa. Se vuoi dormire sonni tranquilli, Immergas fa per te. Come per la Vaillant, ideale per gli appartamenti.
Nelle versioni 24 e 28, si tratta di una caldaia murale o da incasso.
La nuova gamma permette il recupero di vecchi camini con diametri particolarmente ridotti e inoltre, grazie alle sicurezze in dotazione e con l’ausilio di uno specifico kit optional, può essere collegata a canne fumarie collettive progettate dai professionisti in pressione positiva. Le caldaie VICTRIX TERA V2 rientrano nella classe 6, la più ecologica nella classificazione europea, per le basse emissioni di ossidi di azoto (NOX).

Oltre all'affidabilità, è altrettanto performante sugli altri aspetti:
- la modulazione è discreta (1:6), con la potenza che varia dai 24 ai 4.3 kW;
- il rendimento non è affatto male: 97.8% con temperature dell'acqua 60/80° e di 107% a 50/30°;
- la portata dell'acqua calda sanitaria è buona: 14 l/min;
- garanzia di 10 anni senza costi di attivazione e estendibile fino a 15 anni;
- taglie prodotte: (24 kW in riscaldamento - 28 kW in sanitario e 28 kW in riscaldamento - 32 kW in sanitario;
- omologata per funzionare all’interno e all’esterno in luoghi parzialmente protetti;
- dotata di scambiatore primario in acciaio inox;
- il display è LCD. VICTRIX TERA V2 può essere collegata a CARV2, CARV2 WIRELESS, CRD PLUS o MINI CRD, cronotermostati modulanti che consentono di comandare la caldaia comodamente dall’interno dell’abitazione. È inoltre disponibile Il cronotermostato SMARTECH PLUS senza fili a tecnologia Bluetooth: permette di regolare la temperatura del riscaldamento anche con smartphone attraverso un’app dedicata.
VICTRIX TERA V2 può ora funzionare a metano, GPL, aria propanata e miscela fino al 20% di idrogeno.
In definitiva, potrebbe migliorare su modulazione e gestione da remoto inclusa di serie!
Raccolta di recensioni Immergas dal web e dai social
Uno degli aspetti più apprezzati di Immergas è senza dubbio l’assistenza. Pur avendo un fatturato inferiore rispetto ai grandi colossi del settore — circa 250 milioni di euro — il trend è in costante crescita.
Ma qual è il segreto del suo successo?
Le testimonianze degli utenti parlano chiaro: Adele utilizza una caldaia Immergas da 14 anni senza aver mai riscontrato problemi, così come Cristian, soddisfatto da quasi 20 anni, e Sandra, che la utilizza da 8 anni con la stessa affidabilità.
Valejola la colloca tra le migliori in assoluto, al pari di Vaillant.
Manuel, che ha lavorato per anni in un centro assistenza caldaie multimarca — Immergas inclusa — sottolinea un aspetto pratico: rispetto ad altri marchi, le caldaie Immergas risultano più intuitive e semplici da utilizzare, soprattutto per l’utente finale.
Federico esprime un giudizio complessivo molto positivo, premiando l’ampiezza della gamma, la professionalità, l’assistenza e la competenza.
Non manca però qualche voce fuori dal coro: Francesca racconta di aver avuto diversi problemi, nonostante la caldaia sia stata installata solo da pochi mesi.
La più economica: BERETTA Ciao X
La Beretta Ciao, è la panda delle caldaie, in senso positivo ovviamente. Alla portata dei più, ma offre buone prestazioni.
Consiglio personale: Se avessi un budget contenuto, questo è uno dei modelli che prenderei più in considerazione. Tra l'altro, semplice da usare, senza fronzoli. Magari per una seconda casa. Se vivessi in una villetta energivora, virerei su altri modelli di altri brand. In diversi si lamentano dell'assistenza post vendita.
E' disponibile in 3 taglie di portata termica riscaldamento (15, 20, 25 kW), in versione combinata (C) e solo riscaldamento (R).
Progettata per funzionare con miscele di gas naturale e idrogeno, fino ad un massimo del 20%

Vediamo le caratteristiche:
- la modulazione è valida (1:8);
- il rendimento non è male: 97% con temperature dell'acqua 60/80° e di 109% con temperature di ricircolo di 50/30°;
- la portata dell'acqua calda sanitaria è buona: 14,3 o 17,2 l/min nella versione 30 c;
- garanzia di 2 anni (estendibile);
- il display è touchscreen LCD;
- la funzione TOUCH & GO permette di attivare un preriscaldo istantaneo, solo per una richiesta specifica;
- scambiatore primario in acciaio inox;
- dimensioni compatte 700x400x275 mm.
L'ottima silenziosità operativa (solo 50 dB sui modelli fino 25kW) rende CIAO X ideale per l'installazione all'interno degli spazi abitati, anche per la sostituzione in una cucina.
Costa poco, ma offre buone prestazioni. Ottima la termoregolazione incorporata con sonda esterna disponibile come accessorio
Miglior modulazione: VIESSMANN Vitodens 200-W
Miglior modulazione si traduce in minori consumi, miglior efficienza, acciaio inox ovunque. Il prezzo della Vitodens 200 W è sicuramente superiore rispetto alle altre, ma in cambio avrai una garanzia assoluta circa la qualità, l'efficienza e la resistenza.
Consiglio personale: Se volessi investire qualche soldo in più, ti consiglio di scegliere Viessmann. La considero la Mercedes delle caldaie (non la Ferrari, non esageriamo). Costosa sia la fornitura che la riparazione. Ma qualità super. Se vivessi in una villetta o comunque in una casa energivora, scegli buone marche come Viessmann. E' meno giustificata in un appartamento standard. Negli appartamenti potresti optare per i modelli Viessmann entry level.
Versione solo riscaldamento con bollitore separato; versione istantanea (fino a 32 kW). Ovviamente anche questo prodotto è certificato per il funzionamento con il 20% di contenuto di idrogeno nel metano.

Ma vediamo le peculiarità:
- la modulazione è incredibile (1:10 sulla 24 kW, 1:17 sulla 32 kW), con la potenza che varia dai 1,7 ai 23 kW e addirittura, nella versione da 32, dai 1,7 ai 29,3 kW ;
- il rendimento è wowwwww: 98% con temperature dell'acqua 60/80° e di 109,6% a 50/30°;
- portata di acqua calda sanitaria è superiore alle altre: 15,69 l/min;
- garanzia di 5 anni inclusa;
- la funzione booster garantisce ulteriore portata. In pratica viene utilizzata una resistenza per produrre più velocemente acqua calda;
- Scambiatore Inox-Radial che garantisce prestazioni affidabili e di lunga durata;
- sistema di monitoraggio automatico della qualità della combustione;
- il display touch screen da 7“ a colori segnala i grafici della curva climatica o il consumo della caldaia. In alternativa si può acquistare la caldaia dotata di uno schermo da 3,5“ bianco nero con indicazioni a menu dei parametri. Il generatore può essere gestito da remoto tramite APP.
Ho chiuso col botto: la Viessmann 200 w è un gradino sopra le altre marche. Di contro, il costo è due gradini sopra. Scegli tu quanti scalini vuoi salire.
Raccolta di recensioni Viessmann dal web e dai social
Viessmann è un’azienda storica, fondata nel 1917, da sempre sinonimo di qualità e affidabilità nel settore.
Le opinioni degli utenti sono particolarmente eloquenti.
Pexa, riferendosi ai modelli Vitodens 300 e 222, afferma che “una volta installate, puoi dimenticarti di averle”, sottolineandone l’elevata affidabilità. Anche Simone conferma pienamente questa impressione. All’interno dello stesso confronto, Innohit inserisce Viessmann al primo posto in una ipotetica classifica tra i marchi. Lukizz, invece, sintetizza il giudizio in modo diretto: “Viessmann e non sbagli”.
In generale, soprattutto tra i molti tecnici e caldaisti attivi nei forum, Viessmann è spesso apprezzata per la qualità dei componenti, considerati tra i migliori sul mercato e definiti, non a caso, “indistruttibili”.
Quali sono le principali scelte che dovrai prendere?
Per non sbagliare, devi conoscere le caratteristiche che dovrà avere la tua caldaia. In particolare, dovrai scegliere:
- il tipo di combustibile utilizzato per creare calore: il metano, il GPL, il gasolio, la legna o la biomassa (pellet, legna).
- la potenza termica necessaria per scaldare gli ambienti
- la modulazione della potenza;
- il rendimento della caldaia;
- il luogo dell'installazione: quindi se fosse necessaria una caldaia da interno, da incasso o da esterno;
- se il generatore dovrà riscaldare e/o produrre l'acqua calda per la cucina e il bagno. In questo caso è fondamentale la portata (litri al minuto);
Come vedi, sono diversi i fattori da considerare nella scelta di una caldaia. Partiamo subito dalla potenza:
Quale potenza deve avere la caldaia?
La potenza della caldaia dipende:
- dalle dimensioni dell’appartamento,
- dall'orientamento della casa,
- dall'isolamento presente della muratura etc..
Per un calcolo preciso avresti bisogno di un ingegnere.
Fortunatamente, per le nostre case, possiamo adottare un metodo approssimativo che prevede dei calcoli molto semplici. Spero che non mi odierai alla fine di questo paragrafo.
Partiamo dal calcolo della superficie del tuo appartamento: non tutti i locali di un’abitazione sono riscaldati (veranda, sottotetto, garage, ripostiglio, vano scala, ecc.), per cui non dovrai considerare tutta la superficie del tuo appartamento, ma solo quella dei locali climatizzati. Quindi, munito di metro o di planimetria e righello, moltiplica i lati delle stanze e determina la superficie riscaldata in metri quadri (metro x metro). Fatto ciò, moltiplica la superficie per l'altezza delle stanze (in genere 2,7 m) ottenendo i metri cubi e quindi il volume riscaldato.
Il fabbisogno di calore necessario per riscaldare un metro cubo di volume è di circa 0,05 kw/mc.
Ne deriva che, moltiplicando il fabbisogno per il volume degli ambienti dell'appartamento, otterrai il fabbisogno complessivo e, quindi, la potenza richiesta dalla caldaia.
Potenza richiesta= 0,05 x metri cubi di volume riscaldato
Infine, se con la caldaia volessi riscaldare anche l'acqua del bagno e della cucina, dovrai aggiungere al risultato ulteriori 10 kw.

Inoltre, considera che il mercato offre solo alcune potenze standard. E' impossibile che la potenza che otterrai dal calcolo corrisponda esattamente con quella di una caldaia in vendita. Naturalmente, dovrai scegliere la potenza che si avvicina di più al risultato.
Altra considerazione: è frequente che le caldaie producano potenze diverse per il riscaldamento e per l'acqua calda sanitaria.
Immagino che tu non abbia tutta questa voglia di fare dei calcoli: semplificando, per appartamenti da 60 mq - 70 mq - 80 mq - 90 mq dovresti optare per una 24 kW in riscaldamento. Se possiedi due bagni, aumenta la potenza per l'acqua sanitaria a 28 kW e considera un accumulo.
Se possiedi un appartamento da 100 mq - 130 mq, passa ad una 30 kW. Per appartamenti dai 50 mq in giù, ti sarà sufficiente una 20 kW.
Se vivi in una villetta di due o tre piani e magari la caldaia verrà posizionata in cantina, potresti dover installare una pompa di rilancio.
Modulazione della potenza.
Un fattore da tenere molto in considerazione nella scelta della caldaia è la potenza modulante, cioè la forbice di kW che la caldaia riesce a fornire. Più la forbice sarà ampia, più la caldaia sarà efficiente e i consumi futuri saranno ridotti.
Quindi, una caldaia con un range di potenza di 6-18 kW è migliore rispetto ad un'altra con potenza variabile tra i 10 e i 18 kW. Difatti, qualora l'impianto richiedesse ad esempio 8 kW per mantenere la temperatura desiderata, la prima caldaia si manterrebbe accesa mentre la seconda dovrebbe accendersi e spegnersi per garantire il comfort richiesto.
In soldoni, più è ampia la modulazione della caldaia e meno si accenderà e spegnerà il generatore. Ne segue che, ogni qualvolta la caldaia si accende, il sistema richiede molto più gas di quando è a regime, aumentando i costi in bolletta.
E' chiaro che, per i sistemi che richiedono piccole potenze, come ad esempio gli impianti a pavimento, la modulazione è una caratteristica fondamentale.
Portata: litri al minuto.
Una caldaia da 24 kW riuscirebbe tranquillamente a riscaldare 200 metri quadri di casa. Perché installarle anche su appartamenti da 80 mq?
Poiché spesso la utilizziamo anche per generare l'acqua calda sanitaria (caldaia combinata) dei rubinetti. Una maggiore potenza fornisce una maggiore portata, quindi più litri al minuto di acqua calda disponibile.
Se pensi che una caldaia da 24 kW produce circa 14 litri al minuto di acqua calda, facendoti una doccia ( 10 - 11 litri al minuto) e aprendo un lavandino ( 5 - 6 litri al minuto), ti arriverebbe l'acqua tiepida.
Proprio per questo motivo, spesso si opta per una caldaia da 24 kW per il riscaldamento e 28 kW per il sanitario che garantisce portate da 16 litri al minuto. Addirittura, passando ad una 35 kW, avresti a disposizione ben 20 litri al minuto.
Per bisogni superiori, consiglio un serbatoio di accumulo. Ovviamente, la caldaia con accumulo costa e consuma di più poiché dovrà mantenere in temperatura l'acqua contenuta nel serbatoio.
Ulteriore scelta riguarda i rendimenti della caldaia:
Classi energetiche delle caldaie: rendimenti e stelle
Il rendimento di una caldaia non è altro che il rapporto tra l'energia prodotta dalla caldaia e l'energia consumata dalla stessa per produrla.
Tutte le caldaie devono essere classificate in base alla loro efficienza energetica.
Sono state indicate 4 classi di efficienza energetica:
- 1 stella ★,
- 2 stelle ★★,
- 3 stelle ★★★,
- 4 stelle ★★★★.
Maggiore è il numero di stelle, maggiore sarà il rendimento e il risparmio energetico garantito dalla caldaia. Le caldaie a condensazione hanno, generalmente, 4 stelle.
Inoltre, dal 2015 i sistemi per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria devono essere dotati di etichetta energetica, nel rispetto di quanto previsto dai regolamenti emanati dell’Unione Europea.
Le caldaie a condensazione hanno tutte classe energetica A (A+ con l'aggiunta di kit aggiuntivi modulanti).
Ps: se dovessero proporti una caldaia a condensazione A++, stanno cercando di raggirarti, non si possono raggiungere queste classi. A meno che non si tratti di sistemi ibridi costituiti da caldaia e pompa di calore.
Domande frequenti: FAQ
Concludiamo con alcune domande che spesso mi vengono poste:
+ Quando verranno vietate le caldaie a condensazione?
Partiamo dicendo ciò che è sicuro, a partire dal 1 gennaio 2025 non è più incentivabile l'acquisto di caldaie a combustibile fossile. Solo le caldaie ibride possono beneficiare degli incentivi. Mentre, la Direttiva Europea “Case Green” ha indicato con un progressivo phase-out a partire dal 2040. Io ci credo poco.
+ Quando conviene passare alla caldaia a condensazione?
Una caldaia a condensazione è più efficiente rispetto ad una vecchia caldaia, principalmente, in quanto riesce a recuperare parte del calore disperso tramite i fumi che fuoriescono dal camino per sfruttarlo nel riscaldamento di casa. Questo fenomeno si attiva nel momento in cui l'acqua all'interno dei terminali (termosifoni, pannelli radianti, fancoil ecc.) risulta essere a bassa temperatura. Qualora sostituissi la caldaia ma l'acqua nei termosifoni continuasse a girare ad una temperatura media di 70 gradi, gran parte del risparmio verrebbe vanificato. A prescindere da ciò, si ha comunque un risparmio, tuttavia ti consiglio di confrontarti con il tuo professionista di fiducia in maniera tale da sfruttare al massimo le potenzialità della condensazione.
+ E' obbligatorio passare alla condensazione?
Penso possa esserti utile l'articolo sul costo di fornitura e posa di una caldaia. A presto, Vincenzo.
Dichiarazione di conformità impianto 2026: guida elettrico gas..
Dichiarazione di conformità dell'impianto elettrico, gas e canna fumaria. Cos'è, quando è obbligatorio e qual è il costo del certificato? Scarica il Fac-simile esempio PDF e il word editabile.

Ti sei mai chiesto se il tuo impianto gas o elettrico è sicuro? Per averne la certezza, o quasi, dovresti possedere la dichiarazione di conformità o il certificato di rispondenza dell'impianto alle normative del tempo. Seguendo questa guida cercherò di chiarirti le idee su questi elaborati.
Per i più curiosi, la normativa di riferimento, punto di partenza per la redazione di questi documenti, è il Decreto ministeriale 37/2008. Il DM regola la realizzazione, manutenzione e progettazione degli impianti negli edifici.
Indice
- Che cos'è la dichiarazione di conformità dell'impianto?
- Quando è obbligatoria la DiCo?
- Quando non è obbligatoria la DiCo?
- Chi rilascia la conformità dell'impianto?
- Sugli impianti di quali immobili è richiesta?
- Quando deve essere depositata la DiCo?
- Dichiarazione su impianto esistente (DiCo o DiRi)
- Modello pdf e word editabile.
- Quanto dura una dichiarazione di conformità?
Partiamo con il capire di cosa si tratta:
Che cos'è la dichiarazione di conformità dell'impianto?
Ai sensi dell'art. 7 del DM 37/08:
"Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell'impianto, l'impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati nel rispetto delle norme.."
Per quali impianti è necessaria?
La dichiarazione di conformità, nota anche come DiCo, è un documento obbligatorio al termine dei lavori che hanno interessato, secondo l'art. 1 c.2 del DM 37/08, gli impianti:
- elettrico, di protezione contro le scariche atmosferiche, per l'automazione di porte, cancelli e barriere, fotovoltaico;
- idrico sanitario;
- di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura o specie, anche parziale, come quello della caldaia o della pompa di calore;
- radiotelevisivo, le antenne e gli impianti elettronici in genere, segnali tv, telefono e dati, anche relativi agli impianti di sicurezza compresi gli impianti in fibra ottica, nonché le infrastrutture necessarie ad ospitare tali impianti;
- per la distribuzione e l'utilizzazione di gas di qualsiasi tipo;
- cottura o evacuazione fumi (canna fumaria) e delle condense, e di ventilazione ed aerazione dei locali;
- di sollevamento di persone o di cose per mezzo di ascensori, di montacarichi, di scale mobili e simili;
- di protezione antincendio.
Attraverso questo documento, si certifica che l'intervento sull'impianto è stato realizzato seguendo le normative in vigore e le prescrizioni di legge e alla regola dell'arte.

Arriviamo al punto cruciale:
Quando è obbligatoria la DICO?
Non sempre è obbligatorio avere l'impianto a norma. La dichiarazione diventa inderogabile nel caso di:
- impianto ex-novo e quindi una nuova realizzazione;
- manutenzione straordinaria (esclusi quindi gli interventi di manutenzione ordinaria e cioè quelli finalizzati a contenere il degrado normale d'uso, nonché a far fronte ad eventi accidentali che comportano la necessità di primi interventi, che comunque non modificano la struttura dell'impianto su cui si interviene o la sua destinazione d'uso secondo le prescrizioni previste dalla normativa tecnica vigente e dal libretto di uso e manutenzione del costruttore - art 2 c.1 lett. d dm 37 2008)
- allaccio nuove utenze (gas, luce, acqua);
- richiesta di certificato di agibilità SCA (art. 5bis dm 37/08). La segnalazione certificata di agibilità, e quindi la conformità degli impianti, è richiesta anche in caso di cambio di destinazione d'uso, frazionamento, fusione, risanamenti e ristrutturazioni edilizie;
- modifica parziale di impianto o ampliamento di un impianto esistente. In questo caso, la dichiarazione interesserà solamente la parte variata, ma, dovrà essere garantita la sicurezza di tutto l'impianto (art. 7 comma 3 DM 37/2008). Se ad esempio volessi spostare gli attacchi della cucina, il tecnico dovrà dichiarare la conformità parziale relativa solo a quel vano. Stesso dicasi nel caso degli impianti relativi ad un ampliamento o una sopraelevazione;
- apertura nuova attività commerciale: lo sportello per le attività produttive SUAP richiede, tra gli allegati obbligatori, le certificazioni degli impianti per poter intraprendere un'attività commerciale;
- deposito di una pratica antincendio;
Quando non è obbligatoria la DICO?
La dichiarazione non è obbligatoria in caso di:
- compravendita e rogito. In questo caso, comunque, devono essere segnalate le conformità impiantistiche che il venditore ha a disposizione all'interno dell'atto notarile;
- locazione o affitto. Così come per la vendita, non potrai pretendere che ti venga affittato un locale con gli impianti a norma;
- ristrutturazioni che non interessino gli impianti.
Chi rilascia la conformità dell'impianto?
Secondo l'art. 3 del DM 37/2008, la dichiarazione deve essere rilasciata
"dall'impresa installatrice: iscritta nel registro delle imprese di cui al d.P.R. 7 dicembre 1995, n. 581 e successive modificazioni, di seguito registro delle imprese, o nell'Albo provinciale delle imprese artigiane di cui alla legge 8 agosto 1985, n. 443, di seguito albo delle imprese artigiane; il cui imprenditore individuale o legale rappresentante oppure responsabile tecnico da essa preposto con atto formale, è in possesso dei requisiti professionali di cui all'articolo 4."
Difatti, non tutte le imprese possono rilasciare la DiCo o installare gli impianti, ma solo quelle che ottengono l'abilitazione.
Ciò avviene quando il legale rappresentante dell'impresa, oppure il responsabile tecnico, ne fa richiesta e dimostra il possesso di alcuni requisiti professionali disposti dall'art. 4 del D.M. 37/2008 (ad esempio il periodo di inserimento di almeno quattro anni consecutivi alle dirette dipendenze di un'impresa del settore).
Sugli impianti di quali immobili è richiesta?
Secondo l'art. 1 del DM 37/2008, la dichiarazione di conformità si applica agli impianti posti al servizio degli edifici, indipendentemente dalla destinazione d'uso, collocati all'interno degli stessi o delle relative pertinenze (cantine, magazzini, garage ecc.).
Quindi, su immobili:
- residenziali;
- commerciali e ricettivi (negozi, bar, ristoranti, hotel, affitta camere);
- direzionali (uffici);
- industriali e artigianali.
Quando deve essere depositata la DiCo?
L'impresa installatrice deve depositare, entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori, presso lo sportello unico per l'edilizia del comune ove ha sede l'impianto, la dichiarazione di conformità ed il progetto o il certificato di collaudo degli impianti installati, dove previsto dalle norme vigenti.
Dichiarazione su impianto esistente (DiCo o DiRi)
Potresti anche farti dichiarare la conformità su un impianto esistente. Per far ciò, esiste un altro documento, la dichiarazione di rispondenza.
Difatti, secondo l'art. 7 del DM 37/08, nel caso in cui la dichiarazione di conformità non sia stata prodotta o non sia più reperibile, per gli impianti eseguiti prima dell'entrata in vigore del presente decreto (prima del 2008) , la Dichiarazione di conformità è sostituita da una dichiarazione di rispondenza, resa da:
- un professionista iscritto all'albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste, che ha esercitato la professione, per almeno cinque anni, nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione, sotto personale responsabilità, in esito a sopralluogo ed accertamenti;
- oppure, per gli impianti non ricadenti nel campo di applicazione dell'articolo 5, comma 2 (impianti progettati obbligatoriamente da un professionista iscritto all'albo), da un soggetto che ricopre, da almeno 5 anni, il ruolo di responsabile tecnico di un'impresa abilitata di cui all'articolo 3, operante nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione.

Quali sono gli allegati?
Al termine dei lavori, l’impresa installatrice è sempre tenuta a rilasciarti la dichiarazione. Oltre al modello, dovrà essere allegata:
- la relazione contenente l'elenco e la tipologia dei materiali impiegati;
- lo schema planimetrico dell'impianto (inteso come descrizione funzionale ed effettiva dell'opera da eseguire eventualmente integrato con la necessaria documentazione tecnica attestante le varianti introdotte in corso d'opera);

- la copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali dell'impresa o il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio.
Dove deve essere depositato? Sanzioni
Oltre a consegnarti una copia firmata e timbrata (art. 7 DM 37/08), la ditta esecutrice dei lavori dovrà, entro 30 giorni dalla fine dei lavori, consegnare i documenti al Comune presso lo Sportello Unico per l’edilizia ove ha sede l’impianto (art. 11 c.1 DM 37/08). Ovviamente, il committente dovrà prima firmare le copie.

Per l'installatore, nel caso di violazioni degli obblighi in materia di dichiarazione di conformità si applicano le sanzioni amministrative da 100 a 1.000 €. Se vengono commesse violazioni degli altri obblighi derivanti dal Decreto 37/2008 si applicano sanzioni amministrative comprese tra i 1.000 a 10.000 €.
Quindi, oltre ai rischi legati ad eventuali malfunzionamenti dell'impianto si incappa in sanzioni pecuniarie.
Modello pdf e word editabile.
Per avere un'idea di come si presenta il certificato (pubblicato in allegato al DM 37/08) scarica il:
Quanto dura una dichiarazione di conformità?
La dichiarazione di conformità non ha una scadenza.
L'impianto rimane a norma fino a quando non interverrai sul sistema senza certificarlo e tutto si manterrà integro! Difatti, qualora decidessi di integrare l'impianto senza dichiararlo, oppure, il sistema venisse compromesso da urti o altro, decadrebbe la dichiarazione.
Quindi, qualora volessi apportare delle modifiche all'impianto dovrai far certificare tali modifiche "parziali". Lo stato di fatto deve essere in linea con la dichiarazione e gli allegati. Mentre, in caso di elementi danneggiati dovrai far intervenire le imprese abilitate per ripristinare il sistema.
In caso di smarrimento della dichiarazione di conformità?
Qualora avessi smarrito la dichiarazione ti consiglio di contattare l'impresa installatrice per chiederne una copia. Se anche loro l'avessero persa, è possibile richiedere un accesso agli atti al settore ambiente del Comune dove è ubicato l'appartamento.
In alcuni casi, non sarà sufficiente la ditta installatrice ma dovrai contattare un ingegnere.
Quando occorre la firma di un professionista (ingegnere)?
Per i "piccoli" impianti domestici sarà sufficiente il progetto da parte dell'impresa che realizzerà l'opera. Quindi, elettricista, idraulico, caldaista ecc.
Mentre, oltre alla dichiarazione di conformità a firma di un tecnico abilitato (idraulico, caldaista, elettricista etc.), occorre il progetto di un professionista iscritto all'albo professionale quando si richiede una potenza superiore ad un limite:
- Elettrico: nel caso di unità residenziale superiore ai 400 metri quadri ( 200 metri quadri se si tratta di un locale commerciale come i negozi), oppure, se la potenza del contatore supera i 6 kw. Inoltre è obbligatorio per le piscine, locali ad uso medico e centri benessere;
- Gas: nel caso di portata termica complessiva generata da tutti i terminali (i caloriferi, ad esempio) maggiore di 50 kw. Inoltre, per impianti gas medicali o ad uso ospedaliero;
- Impianti di riscaldamento o climatizzazione dotati di canne fumarie collettive ramificate, nonché impianti di climatizzazione per tutte le utilizzazioni aventi una potenzialità frigorifera pari o superiore a 40.000 frigorie/ora (46,5 kW);
- Idrico: non è necessario allegare il progetto firmato da un ingegnere. Basta uno schema dell'idraulico;
- Canna fumaria: se asservite ad impianti di potenza maggiore di 50kW, oppure, per impianti di qualsiasi potenza allacciati a canne collettive ramificate.
Concludiamo con la nota dolente. Quanto ti costerà tutto ciò:
Qual è il costo della dico?
Il costo della conformità degli impianti DICO, quando realizzata da un tecnico e non da un professionista, è incluso nel preventivo.
Comunque, accertati che sia tra le voci incluse nell'offerta.
Detto ciò, ho pensato che potrebbero interessarti i costi di un impianto elettrico, impianto gas o di una canna fumaria.
I prezzi medi per DICO sono:
- Impianto elettrico: € 20 a mq per le abitazioni, 30 € per i negozi, edifici industriali, artigianali e commerciali.
- Impianto di riscaldamento: in caso di combustibile gassoso € 34,00 per kW di potenza al focolare del generatore, mentre, in caso di combustibile non gassoso € 25,00 per kW di potenza al focolare del generatore.
- Impianti antincendio € 700,00 per idrante/naspo installato € 150,00 per rivelatore incendio puntiforme.
- Impianti idrosanitari € 800,00 ad utenza.
- Canna fumaria: tra i 700 € e i 1500 €.
Naturalmente, questi prezzi sono indicativi. Ti consiglio di sfruttare il web ottenendo, in pochi minuti, preventivi gratuiti e senza impegno. Così facendo, conosceresti con esattezza la spesa necessaria per rendere il tuo impianto sicuro.
Spero che l'articolo ti sia stato utile. A presto, Vincenzo.
Rampa disabili: normativa, pendenza, permessi 2026
Rampe per disabili: obbligo, edilizia libera o CILA, norme: pendenza e dislivello massimo, larghezza minima, pavimentazione, deroghe. Come calcolare la pendenza dell'8%?

Oggi, voglio parlarti di un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Ho svolto per diversi anni il professore di sostegno e conosco bene le problematiche che devono affrontare le persone con particolari problematiche motorie. È il caso, ad esempio, di un soggetto con mobilità ridotta che si trova di fronte ad un dislivello e necessita di un supporto umano oppure meccanico per riuscire a vincerlo.
La rampa, in molti casi, può essere considerata la soluzione più versatile ed economica per abbattere un dislivello.
Spesso però, l'installazione di una rampa è resa impossibile da vincoli geometrici o di superficie.
Una prima alternativa è il montascale. Questo viene adottato in caso di mancanza di spazio oppure per garantire un'estetica migliore. Un'ulteriore soluzione è data dall'ascensore che, considerati i costi, viene utilizzato nel caso di dislivelli importanti o per questioni di prestigio.
Nell'articolo ho cercato di rispondere alle domande che mi vengono poste frequentemente dai miei clienti, nella maniera più semplice ed esaustiva: che pratica o permesso occorre presentare al Comune, quali caratteristiche (pendenza massima, larghezza minima e pianerottoli etc.) deve avere la rampa per disabili? qual è il prezzo medio al metro lineare?
INDICE
Quando è obbligatoria una rampa per disabili?
Quali sono le pratiche e i permessi necessari?
Partiamo con la burocrazia:
Quando è obbligatoria una rampa per disabili?
Una rampa per disabili è necessaria:
- qualora la normativa richieda l'accessibilità, visitabilità o adattabilità;
- per l'apertura di alcune attività commerciali;
Quali sono le pratiche e i permessi necessari?
Tra le opere eseguite senza alcun titolo o comunicazione in "attività edilizia libera", l'art. 6 comma b) del Testo Unico sull'Edilizia inserisce:
"gli interventi volti all'eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di ascensori esterni, oppure di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio. È quindi, il caso della rampa per disabili."
POSA IN OPERA DI RAMPA DISABILI = NESSUN PERMESSO AL COMUNE
Sembrerebbe che per le rampe disabili prefabbricate in acciaio zincato o alluminio non occorra l'autorizzazione o comunicare l'inizio lavori.
È necessario però verificare la conformità urbanistica dell'opera e rispettare le prescrizioni in materia di abbattimento delle barriere architettoniche. Chi, se non un professionista, può progettare e verificare tali aspetti? Come è possibile non presentare una pratica? C'è qualcosa che non torna.
Difatti, nella Regione Toscana e a Firenze, dove esercito maggiormente, la legge regionale prevede il deposito della Comunicazione di inizio attività asseverata CILA. Si tratta di pratica abbastanza leggera. In questo caso, è necessario allegare alla comunicazione una documentazione grafica e una dichiarazione, a firma del tecnico, di conformità alla normativa vigente in materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche. Mentre, non occorre il deposito della pratica strutturale al Genio civile per le rampe prefabbricate.
Ricordiamo che, a prescindere da quanto detto sopra, il regime della attività edilizia libera, non vale nei casi in cui per la realizzazione dell’intervento siano necessari dei titoli di legittimazione. Che significa? Pensiamo ad esempio alle opere realizzate in aree soggette a tutela paesaggistica, o su edifici storici, per cui è richiesto il nulla osta della Soprintendenza. La Soprintendenza è l'ufficio che tutela i beni culturali e paesaggistici. Altro esempio, è la realizzazione di una rampa in calcestruzzo armato gettata in opera. In questo caso, non ricadiamo più in attività libera ma dovremmo far predisporre ad un tecnico la Segnalazione certificata di inizio dell’attività (SCIA) e ad un ingegnere la pratica strutturale da consegnare al genio civile.
Nel caso volessi una rampa coperta e chiusa, con conseguente aumento di volume, dovrai presentare il Permesso di costruire.
Attenzione, le amministrazioni comunali e regionali potrebbero legiferare in merito. Quindi, occorre analizzare le prescrizioni dei regolamenti edilizi comunali e le leggi regionali.
Ma esaminiamo in dettaglio la normativa sulle rampe per disabili.
Dislivello massimo
Per poter considerare le rampe un abbattimento delle barriere architettoniche, le normative vigenti, ed in particolare il DM 236 del 1989, impongono un dislivello massimo (8.1.11):
"non viene considerato accessibile il superamento di un dislivello superiore a 3,20 m, ottenuto esclusivamente mediante rampe inclinate poste in successione."
Se dovessi vincere un dislivello di 3,21 metri, non potresti usare solo una rampa, bensì, un montascale o un ascensore.
Larghezza minima
Lo stesso DM 236 del 1989 al punto 8.1.11 impone una larghezza minima della rampa. Non potrai installare rampe con larghezze inferiori:
- "a 0,90 m per consentire il transito di una persona su sedia a ruote;
- a 1,50 m per consentire l'incrocio di due persone." Ad esempio, questa larghezza deve essere utilizzata nei pianerottoli.

Pianerottoli
Sempre al punto 8.1.11
"Ogni 10 metri di lunghezza ed in presenza di interruzioni mediante porte, la rampa deve prevedere un ripiano orizzontale di dimensioni minime pari a 1,50 x 1,50 m, ovvero 1,40 x 1,70 m in senso trasversale e 1,70 m in senso longitudinale al verso di marcia, oltre l'ingombro di apertura di eventuali porte.
Qualora al lato della rampa sia presente un parapetto non pieno, la rampa deve avere un cordolo di almeno 10 cm di altezza."
Il pianerottolo ogni 10 metri di lunghezza o in presenza di interruzioni mediante porte.
Inoltre, solo qualora, al lato della rampa sia presente un parapetto non pieno, come una ringhiera. Il cordolo deve essere costituito da una lastra di metallo o di calcestruzzo di almeno 10 cm di altezza.
Pendenza massima.
La pendenza massima delle rampe deve essere pari all'8% (art. 8.1.11 DM 236/89). La pendenza è data dal rapporto tra il dislivello da superare e la lunghezza della rampa.
Per lunghezza di una rampa si intende la "distanza misurata in orizzontale tra due zone in piano dislivellate e raccordate dalla rampa" (8.0.1. DM 236/89).
Quindi, per superare 8 cm di dislivello occorre realizzare una rampa lunga 1 m. Ad esempio, nel caso avessimo dei gradini la cui altezza totale fosse di ottanta centimetri, dovremmo avere a disposizione un percorso lungo 10 metri, oltre eventuali curve e pianerottoli.
Sono ammesse pendenze superiori (8.1.11 DM 26/89), che di conseguenza portano a tratti più brevi di rampa, nei casi di adeguamento di edifici esistenti (ristrutturazioni). Le pendenze massime dipendono dalla lunghezza della rampa. In questi casi, il rapporto tra la pendenza e la lunghezza deve essere comunque di valore inferiore rispetto a quelli individuati dalla linea di interpolazione del seguente grafico:

Ad esempio, in caso di adeguamento, per rampe lunghe 6 metri è ammessa una pendenza del 10%. Quindi, con 6 metri di rampa riusciresti a vincere un dislivello di 60 cm.
Come puoi vedere dal grafico, è ammessa una pendenza massima del 12% per lunghezze minori o uguali a 3 metri.
Il principio seguito dalla normativa è: più è corta la rampa, meno fatica farà il disabile, maggior pendenza viene concessa!
Infine, la normativa nazionale sui disabili (art. 8.1.2 Dm 236 89) permette di evitare la rampa e altri dispositivi solo per dislivelli inferiori a 2,5 cm (piccolo gradino).
Se non riuscissi a superare il dislivello con queste pendenze, saresti costretto ad installare un montascale o un ascensore.
Un appunto prima di concludere l'articolo, secondo l'art. 8.2.1 Percorsi, qualora il percorso si raccorda con il livello stradale o è interrotto da un passo carrabile, sono ammesse brevi rampe di pendenza non superiore al 15% per un dislivello massimo di 15 cm.
Come calcolare la pendenza dell'8%?
L'otto % significa che con una rampa di un metro, si può salire fino ad 8 cm.
Facciamo un esempio. Quanto deve essere lunga una rampa per superare due gradini alti 15 cm ciascuno.
Nel nostro caso, i due gradini comportano un dislivello pari a 15 cm x 2 = 30 centimetri = 0,3 metri.
Vediamo la formula inversa per determinare la lunghezza:
LUNGHEZZA RAMPA IN METRI = DISLIVELLO IN METRI / 0,08
Nel nostro caso la lunghezza minima della rampa è pari a L= 0,3 m / 0,08 = 3,75 metri
Pavimentazione rampa
Secondo l'art. 8.2.2. la pavimentazione deve essere antisdrucciolevole.
"Per pavimentazione antisdrucciolevole si intende una pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della British Ceramic Research Association Ltd. (B.C.R.A.) Rep. CEC.6/81, sia superiore ai seguenti valori:
- 0,40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta;
- 0,40 per elemento scivolante gomma dura standard su pavimentazione bagnata.
I valori di attrito sopra citati non devono essere modificati dall'apposizione di strati di finitura lucidanti o di protezione che, se previsti, devono essere applicati sui materiali stessi prima della prova.
Le ipotesi di condizione della pavimentazione (asciutta o bagnata) debbono essere assunte in base alle condizioni normali del luogo ove sia posta in opera.
Gli strati di supporto della pavimentazione devono essere idonei a sopportare nel tempo la pavimentazione ed i sovraccarichi previsti, nonché, ad assicurare il bloccaggio duraturo degli elementi costituenti la pavimentazione stessa.
Gli elementi costituenti una pavimentazione devono presentare giunture inferiori a 5 mm, stilate con materiali durevoli, essere piani con eventuali risalti di spessore non superiore a mm 2.
I grigliati inseriti nella pavimentazione devono essere realizzati con maglie non attraversabili da una sfera di 2 cm di diametro; i grigliati ed elementi paralleli devono comunque essere posti con gli elementi ortogonali al verso di marcia."
Attenzione: visto che la scivolosità delle rampe provoca ogni anno migliaia di incidenti, talvolta molto gravi e spesso invalidanti, per prevenire i rischi di scivolamenti o cadute è importante rispettare tale coefficiente. Come consulente di parte, per conto di una mia cliente, ho dovuto dimostrare che il grigliato che ha provocato la caduta della mia assistita non aveva tale caratteristica.
Mi raccomando usa solo pavimentazioni certificate antisdrucciolevoli, secondo il metodo della BCRA!
Parapetto e corrimano
Secondo l'art. 4.1.11 del DM 236 del 89, "valgono in generale per le rampe accorgimenti analoghi a quelli definiti per le scale."
Secondo 8.1.10 del DM 236 del 89, il parapetto deve essere alto almeno 1 metro e inattraversabile da una sfera di 10 cm di diametro.
Il corrimano deve essere disposto ad un'altezza compresa tra 90 a 100 cm.
Nel caso in cui fosse opportuno prevedere un secondo corrimano, questo deve essere posto ad una altezza di 0,75 m.
Il corrimano su parapetto o parete piena deve essere distante da essi almeno 4 cm.
In corrispondenza dei ripiani, il corrimano deve essere prolungato per almeno 30 cm;
Secondo l'art. 4.1.10. DM 236 89 Il corrimano deve essere disposto su entrambi i lati della rampa e deve essere di facile prendibilità e realizzato con materiale resistente e non tagliente.
Se la rampa fosse più larga di 6 m, di norma, si deve disporre anche un corrimano centrale (Art. 7 Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503).
Andamento e segnaletica
Secondo l'art. 4.1.11 del DM 236 del 89 che riguarda le scale ma che secondo l'art 4.1.11 vale anche per le rampe:
"le rampe devono presentare un andamento regolare ed omogeneo per tutto il loro sviluppo. Ove questo non risulti possibile è necessario mediare ogni variazione del loro andamento per mezzo di ripiani di adeguate dimensioni."
Secondo l'art. 8.1.10 è consigliabile disporre un segnale sul pavimento, ad esempio, una fascia in materiale differente, percepibile da parte dei non vedenti, a segnare l'inizio e la fine della rampa;
Deroghe
Mi preme sottolineare che, negli interventi di ristrutturazione, l'art. 7.5 del DM 236/89 ammette deroghe alle norme sopracitate in caso di dimostrata impossibilità tecnica connessa agli elementi strutturali ed impiantistici.
Le deroghe vengono concesse dal Sindaco in sede di provvedimento autorizzativo e previo parere favorevole dell'Ufficio Tecnico incaricato dal Comune per l'istruttoria dei progetti.
Adesso che abbiamo chiarito le caratteristiche della rampa, vediamo i costi:
Qual è il costo di una rampa per disabili?
Per quanto riguarda i costi delle rampe penso possa esserti utile l'approfondimento specifico.
Spero che l'articolo ti sia stato utile. Vincenzo.
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