Quanto costa rifare un impianto elettrico a norma nel 2026?
Qual è il costo del rifacimento dell'impianto elettrico a norma di una casa / appartamento? Permessi e obbligo dichiarazione.

Durante una ristrutturazione o all'acquisto della casa, il rifacimento dell'impianto elettrico è ritenuto un'opera prioritaria in quanto, il concetto di sicurezza passa indubbiamente attraverso un sistema a norma: corto circuiti e scosse sono fenomeni rari, ma che incutono timore.
Ahimè, tale opera ha un costo rilevante, ma non c'è fine al peggio: come dico sempre, questo intervento spesso porta alla ristrutturazione completa dell'appartamento (a meno che non si realizzi un impianto a vista). Pensa a come le tracce nei pavimenti e nel muro si portino dietro non poche lavorazioni.
Indice
- Quando è obbligatoria la certificazione di impianto?
- Quando è a norma un impianto?
Costo impianto elettrico completo.
Il costo dell'impianto elettrico completo varia in base a:
- superficie dell'appartamento (mq);
- posa dei cavi (sottotraccia o in canalette esterne);
- presenza di servizi aggiuntivi (rete telefonica, televisiva e/o citofonica).

Costo impianto elettrico al variare dei mq di appartamento
A titolo esemplificativo, il costo al variare della superficie in mq dell'appartamento, considerando incluse:
- un impianto elettrico livello base (vedremo poi i livelli) completo anche di termostato ambiente, cavo antenna, telefono, tutti i materiali occorrenti (fornitura e manodopera), IVA esclusa;
- progetto e dichiarazione di conformità.
| Superficie casa in metri quadri | Costo medio in € (solo elettricista) |
|---|---|
| 40 - 60 | 3.700 |
| 60 - 70 | 4.200 |
| 80 - 90 | 5.700 |
| 90 - 100 | 5.900 |
| 100 - 110 | 6.400 |
| 110 - 120 | 6.900 |
| 120 - 130 | 7.600 |
| 130 - 140 | 7.900 |
| 140 - 150 | 8.500 |
| 150 - 160 | 8.700 |
Fortunatamente, potresti sfruttare il bonus impianto elettrico :)
Esempio di preventivo:
Fornitura e posa di impianto elettrico da 3 kW sotto traccia (luce, FM, terra, TV, telefono, citofono) per appartamento di 100 mq, comprese:
- progetto e dichiarazione di conformità;
- assistenze murarie;
- numero di punti luce in alta tensione 90, numero di punti luce in bassa tensione 10, un quadro elettrico.
| Voce | Descrizione | Costo (€) |
|---|---|---|
| Impianto elettrico 3 kW sottotraccia | Luci, prese, TV, telefono, citofono | 5.700 |
| Certificazioni e collaudo | Dichiarazione di conformità (DiCo) | 200 |
| Assistenze murarie | Tracce e chiusure | 2.000 |
| Totale IVA esclusa | 7.900 |

Occorrono dei permessi?
Il rifacimento dell'impianto elettrico ricade tra gli interventi di manutenzione straordinaria (art. 6 del Testo Unico sull'Edilizia). Questi interventi devono essere legittimati con pratica edilizia CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata).
Avrai bisogno di un professionista: geometra, architetto, ingegnere o perito.
Quando è obbligatoria la certificazione di impianto?
Comunque, per essere sicuri circa la qualità del tuo impianto, dovresti aver conservato la Dichiarazione di conformità o la Dichiarazione di rispondenza dell'impianto alle normative.
La Dichiarazione di conformità (DiCo) è un documento obbligatorio nel momento in cui si installa un nuovo impianto di tipo elettrico, idraulico, riscaldamento, cottura o evacuazione fumi (canna fumaria). Mentre, la Dichiarazione di rispondenza (DiRi) è un documento, che sostituisce il Certificato di conformità, nel caso quest'ultimo fosse inesistente o irreperibile e realizzato prima del 2008. Naturalmente, l'impianto, per poter disporre di questa Dichiarazione, dovrà essere adeguato alle prescrizioni di legge.

Quando è obbligatorio progetto dell'impianto?
Oltre alla Dichiarazione di conformità, è necessario il progetto dell'impianto. Entrambi possono essere firmati dal legale rappresentante dell'impresa, oppure dal responsabile tecnico dell'impresa che dimostri il possesso di alcuni requisiti professionali.
Invece, il progetto dell'impianto elettrico deve essere redatto da un ingegnere iscritto all'albo professionale, nel caso di unità residenziale superiore ai 400 metri quadri (200 metri quadri se si trattasse di un locale commerciale, come i negozi) oppure se la potenza del contatore superasse i 6 kW.
Quando è a norma l'impianto elettrico? normativa
La norma di riferimento per gli impianti elettrici è la CEI 64-8, dal titolo “Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua". La norma contiene le prescrizioni riguardanti il progetto, la messa in opera e la verifica degli impianti elettrici.
La CEI, ad oggi, fornisce i valori minimi di kW:
- per abitazioni sino a 75 mq è obbligatorio dimensionare l’impianto per una potenza di almeno 3 kW;
- per abitazioni superiori ai 75 mq , l’impianto dovrà essere dimensionato con una potenza di almeno 6 kW.
Nonostante l’obbligo di dimensionamento, la scelta contrattuale della potenza con l’ente erogatore è totalmente libera e a discrezione dei bisogni del cliente. Quindi, spesso, gli impianti sono sovradimensionati.
A seconda delle dimensioni dell'impianto è necessario coordinare i dispositivi di protezione adeguati alla potenza dell’impianto.
Comprendere se un impianto è a norma non è semplice. Spetta al professionista asseverare in tal senso. Vediamo alcune caratteristiche obbligatorie per un impianto a norma.
In Italia, le dimensioni del montante (collegamento dal contatore dell’ente erogatore al quadro elettrico dell’impianto posto nell’abitazione) devono essere adottate a seconda della potenza contrattuale e della lunghezza della conduttura:

Nel quadro generale devono essere installati gli interruttori differenziali, per far fronte a problemi di dispersione elettrica e, quindi, a rischi di folgorazione. L'interruttore generale per gestire tutto l'impianto dovrà essere:
- di 25 A se il dimensionamento fosse di 3 kW ;
- di 32 A se il dimensionamento fosse di 6 kW.
Le norme CEI 64-08 rendono obbligatoria la selettività (scollegamento) fra gli interruttori differenziali. Pertanto, il circuito non sarà unico, ma suddiviso in più parti. In generale è necessario prevedere i seguenti circuiti separati:
- Illuminazione di base da 10A;
- Presa a spina da 10 A (una linea ogni 15 prese max.);
- Prese a spina da 16 A (una linea ogni 15 prese max.).
Il diametro interno delle condutture elettriche di forma circolare deve essere almeno 1,5 volte il diametro del cerchio realizzato dal fascio di cavi in esse contenuti. Il diametro minimo delle condutture elettriche deve essere di 16 mm;
Inoltre, per ogni tipologia di stanza deve essere garantito un numero minimo di dispositivi (punti luce, prese e TV).
Inoltre, la messa a terra è sempre obbligatoria.
Potenze disponibili in commercio
Commercialmente, è possibile scegliere tra diversi livelli di potenza.
Gli scaglioni procedono a scatti di 0,5 kW. In altre parole, un utente domestico potrà optare per un livello di potenza pari a 3 kW, 3,5 Kw, 4 Kw, 4,5 kW etc.
Per valori superiori a 6 kW, per utenze solitamente attivate in trifase, si procede a passi di 1 kW.
| Tipologia di utenza | Livelli di potenza disponibili | Incrementi | Note principali |
|---|---|---|---|
| Utenza domestica monofase | 3,0 kW – 3,5 kW – 4,0 kW – 4,5 kW – 5,0 kW – 5,5 kW – 6,0 kW | 0,5 kW | Scaglioni attivabili a scelta del cliente in base al contratto con il fornitore. |
| Utenza domestica trifase | 6,0 kW – 7,0 kW – 8,0 kW – 9,0 kW – 10,0 kW – 11,0 kW – 12,0 kW ... | 1,0 kW | Utilizzate per abitazioni di grandi dimensioni o con impianti energivori (pompe di calore, officine, piscine ecc.). |
Tipi e prestazioni dell'impianto
La normativa classifica gli impianti elettrici secondo tre gruppi, per ognuno dei quali sono definite le dotazioni minime impiantistiche e funzionali, che ne caratterizzano il livello di prestazione e usabilità. I livelli sono così definiti:
Livello 1 – Base: livello minimo previsto. Impianto elettrico essenziale, senza per questo rinunciare a sicurezza ed efficienza;
Livello 2 – Standard: per unità immobiliari con una maggiore usabilità degli impianti, tenuto anche conto delle altre dotazioni impiantistiche presenti. Aumento della dotazione e dei componenti rispetto al livello 1, alcuni servizi ausiliari, quali il videocitofono e l’anti-intrusione;
Livello 3 – Domotico: per unità immobiliari con dotazioni impiantistiche ampie e innovative e, in particolare, la domotica. Oltre a prevedere un ulteriore aumento delle dotazioni rispetto al livello 2, il livello 3 deve poter gestire almeno 4 funzioni domotiche quali, ad esempio, l’anti-intrusione, il controllo carichi (ridurre i consumi energetici e ottimizzare l’uso di energia elettrica) la gestione comando luci, la gestione temperatura, la gestione scenari, il controllo remoto, il sistema diffusione sonora, la rilevazione incendio, il sistema antiallagamento e/o la rilevazione gas.

Funzionamento di un impianto elettrico ed elementi:
Semplificando al massimo un impianto elettrico, dal quadro elettrico (dispositivo con funzione di alimentare e, nell'eventualità di un guasto o in caso di manutenzione, di scollegare elettricamente una o più utenze ad esso connesse) partono due fili, detti conduttore di fase e conduttore neutro. Inoltre, è presente un altro cavo, detto messa a terra, che scarica eventuali sovratensioni nel terreno. Tra la fase e il neutro, la società che distribuisce l’energia elettrica mantiene una tensione alternata di 220 Volt.
La messa a terra, sinteticamente, mira a proteggere le persone dal rischio di folgorazione (scosse). Consiste essenzialmente in un sistema di conduttori collegati ad uno o più dispersori, inseriti nel terreno (ad esempio picchetti metallici).
La linea di terra è sempre gialla e verde, mentre il neutro sempre celeste. La fase può variare tra marrone, rosa, rosso e altri colori.

Ricordiamo che la corrente può essere continua (DC) o alternata (AC). Quella continua, caratterizzata da un flusso continuo di elettroni con intensità e direzione costante, è prodotta dalle pile, dalle batterie delle auto, dalle batterie ricaricabili o dall'impianto fotovoltaico. Mentre, la corrente alternata è quella disponibile "in casa", caratterizzata da un alternarsi di pulsazioni positive e di pulsazioni negative.
I cavi possono distribuirsi nell'appartamento secondo due schemi:
- radiale: consiste nell'alimentazione di ogni singola utenza con una linea specifica e dedicata. Abbiamo maggiore controllo sulle singole linee, ma un costo maggiore;
- dorsale: su una sola linea vanno a confluire tutte le correnti degli utilizzatori senza alcun ordine o sequenza prestabilita. Non c’è selettività (distinzione) né controllo particolare sulle singole linee minori. Costo inferiore.

Un singolo utilizzatore (lampadine, televisore, radio, rasoi elettrici ecc.) viene collegato a questi fili mediante una presa di corrente. La corrente esce da uno dei fori della presa (quello collegato alla fase), attraversa, ad esempio, la lampadina e ritorna nel secondo foro della presa.
A monte dell'impianto è presente l'interruttore differenziale, comunemente detto salvavita, dispositivo di sicurezza in grado di interrompere il flusso elettrico di energia in un circuito elettrico, in caso di guasto verso terra (dispersione elettrica) o folgorazione.
Tra gli elementi più importanti dell'impianto abbiamo:
- interruttore: dispositivo in grado di interrompere la continuità elettrica di un solo conduttore (interruttore unipolare: si usano per comandare le lampade di un appartamento), fase, o di entrambi i conduttori (interruttore bipolare: ad esempio gli interruttori di protezione presenti nel quadro elettrico), fase e neutro;
- deviatore: apparecchiatura in grado di deviare la corrente da un conduttore all'altro, in modo alternato. In un impianto elettrico civile, un deviatore punto luce, insieme ad un altro deviatore, consente di aprire e chiudere tale circuito da due punti diversi.
Gli impianti possono avere diverse potenze, a seconda del tipo e del numero di utilizzatori, che devono servire.
Spero che l'articolo ti sia stato utile. A presto, Vincenzo.
Bonus verde 2026 detrazione giardino e terrazzo guida
Bonus verde Agenzia delle entrate. Guida completa su: detrazione IRPEF, dicitura del bonifico parlante, pagamenti, interventi ammessi (cosa comprende?). IVA applicata al 10% o al 22%, soggetti beneficiari (affittuari, nudi proprietari, proprietari). Giardini e terrazze.

L'agenzia delle entrate ha messo in campo importanti incentivi per sistemare il verde privato. Infatti, tramite il "bonus verde" o bonus giardino avrai diritto alla restituzione del 36% delle spese sostenute per riqualificare il tuo verde.
Purtroppo a partire dal 01 gennaio 2025 non potrai più fruirne.
Ma in cosa consiste? Immagina di realizzare un giardino pensile e di spendere 1.000 €. L'Agenzia delle Entrate restituirà il 36 % in detrazioni Irpef. Quindi, l'agenzia, non ti verserà sul conto 360 € (36% di 1.000 €) ma ti restituirà la somma scalandola dalle tasse future, in più rate annuali.
Indice
- Quali sono gli interventi ammessi?
- Qual è il tetto massimo di spesa?
- A chi spetta la detrazione Bonus verde?
- In caso di acquisto, vendita dell'immobile o decesso?
- Quale Iva occorre applicare sugli acquisti e le forniture?
Prima di tutto, quando possiamo sfruttare la detrazione:
Quali sono gli interventi ammessi?
Il bonus verde è una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute per i seguenti interventi:
- sistemazione a verde di aree scoperte private (la fornitura e messa a dimora di piante o arbusti di qualsiasi genere o tipo; - la riqualificazione di tappeti erbosi, con esclusione di quelli utilizzati per uso sportivo con fini di lucro; - il restauro e il recupero del verde relativo a giardini di interesse storico e artistico; - la realizzazione di coperture a verde) di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi.
- realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.
L'Agenzia delle entrate ha chiarito, attraverso le Faq, che gli interventi devono avere natura straordinaria, con la conseguenza che sono agevolabili le opere che si inseriscono in un intervento relativo all'intero giardino o area interessata, consistente nella sistemazione a verde ex novo o nel radicale rinnovamento dell’esistente; quindi, anche la collocazione di piante e altri vegetali in vasi è agevolabile, a condizione che la detta collocazione faccia parte di un “più ampio” intervento di sistemazione a verde delle unità immobiliari residenziali.
L’acquisto di alberi, piante, arbusti, cespugli o specie vegetali in genere, finalizzato all’intervento straordinario di sistemazione a verde può essere effettuato presso un fornitore diverso rispetto al soggetto che esegue la prestazione.
La detrazione non spetta per le spese sostenute per la manutenzione ordinaria periodica dei giardini preesistenti non connessa ad un intervento innovativo o modificativo e per i lavori in economia.
Definizione di giardino
Ma qual è la definizione di giardino per l'Agenzia delle Entrate? Un terreno adiacente può essere considerato giardino?
La legge parla di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi. Occorre, quindi, che il terreno adiacente possa essere considerato pertinenza.
Scadenza
L'incentivo è attivo dal 2018 ed è valso per tutto il 2022 - 2023 e 2024. Purtroppo a partire dal 01 gennaio 2025 (confermato nella legge di bilancio 2025) non potrai più fruirne.
Manutenzione ordinaria e lavori in economia
Secondo la circolare 17/E 2023, a detrazione non spetta per le spese sostenute per:
- la manutenzione ordinaria periodica dei giardini preesistenti non connessa ad un intervento innovativo o modificativo;
- i lavori in economia, realizzati in prima persona.
Posso contattare più fornitori / giardinieri e far emettere diverse fatture?
Certo, è possibile rivolgersi a ditte differenti e a fornitori diversi per l’acquisto degli alberi/piante/arbusti/cespugli/specie vegetali e per la realizzazione dell’intervento (circolare 17/E 2023).
Rientrano anche le spese di progettazione?
Tra le spese ammesse alla detrazione rientrano anche quelle di progettazione (circolare 17/E 2023).
Rientra l'allestimento a verde dei balconi / terrazze?
La realizzazione di fioriere e l’allestimento a verde di balconi e terrazzi è agevolabile solo se permanente e sempreché si riferisca ad un intervento innovativo di sistemazione a verde degli immobili residenziali.
Qual è il tetto massimo di spesa?
La detrazione ti verrà restituita in dieci quote annuali di pari importo e va calcolata su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo, comprensivo delle eventuali spese di progettazione e manutenzione connesse all'esecuzione degli interventi. Quindi, la detrazione massima è di 1.800 euro per immobile (36% di 5.000).
Ad esempio, se spendi 1000 €, lo Stato ti restituirà 36 € all'anno per 10 anni (360 € in 10 anni).
Inoltre, il Bonus verde spetta anche per le spese sostenute per interventi eseguiti sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali, fino a un importo massimo complessivo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo. In questo caso, ha diritto alla detrazione il singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che la stessa sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.
Nel caso di interventi di «sistemazione a verde» eseguiti sulla singola unità immobiliare che sulle parti comuni di edifici condominiali il diritto alla detrazione spetta su due distinti limiti di spesa agevolabile, di 5.000 euro ciascuno (limite quindi diventa 10.000 €).
Quando gli interventi di ristrutturazione sono realizzati su immobili residenziali adibiti promiscuamente all'esercizio di un’attività commerciale, dell’arte o della professione, la detrazione spetta nella misura ridotta del 50%.
La detrazione è cumulabile con le agevolazioni sugli immobili vincolati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, ridotte nella misura del 50 per cento.
A chi spetta la detrazione Bonus verde.
I soggetti beneficiari che possono usufruire della detrazione bonus verde sono tutti i contribuenti assoggettati all'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) che possiedono o detengono l’immobile. Oltre che dai proprietari, il bonus può essere quindi richiesto da:
- nudi proprietari;
- familiari conviventi;
- titolari di un diritto reale di godimento sull'immobile oggetto di intervento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
- locatari (affittuari) o comodatari.
In definitiva, può beneficiare della detrazione chi possiede o detiene (proprietario, locatario in affitto, usufruttuario), sulla base di un titolo idoneo, l’immobile oggetto degli interventi e che ha sostenuto le relative spese (bonifici intestati a chi possiede o detiene).
In caso di acquisto / vendita dell'immobile o decesso?
In caso di vendita dell'unità immobiliare, sulla quale sono stati realizzati gli interventi di sistemazione a verde, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita, per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all'acquirente.
In caso di decesso - morte - dell'avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all'erede, che conservi la detenzione materiale e diretta dell’unità immobiliare.
Quale Iva occorre applicare sugli acquisti e le forniture?
L’IVA resta la stessa, variabile in base al tipo di intervento. Qualche esempio pratico ci aiuta a capire meglio: si continuerà a pagare l’IVA al 22% sull’acquisto di piante, sugli impianti di irrigazione, sui serbatoi d’acqua e sui servizi di giardinaggio, mentre, per fruire dell’IVA agevolata per interventi di recupero del patrimonio edilizio, è necessario che il terreno sia annesso al fabbricato residenziale (sia a livello catastale che di codice civile) e che siano realizzate opere di natura edilizia e che siano considerabili manutenzioni straordinarie (esempio il rifacimento di un’aiuola attraverso opere murarie).
Come effettuare i pagamenti? Dicitura Bonifico parlante.
Per ottenere la detrazione, i pagamenti devono essere effettuati con strumenti idonei a consentirne la tracciabilità.
Il pagamento delle spese deve avvenire attraverso strumenti che consentano la tracciabilità delle operazioni (per esempio, bonifico bancario o postale, carta di credito, bancomat, carta prepagata, postepay, assegni bancari non trasferibili, assegni postali non trasferibili, assegni circolari non trasferibili).
La normativa non prevede una dicitura per il Bonifico parlante.
Conviene però utilizzare la seguente: Interventi soggetti al Bonus verde – Pagamento fattura n. ___ del___ a favore di ___ partita Iva ___”.
Immobili ad uso promiscuo
Se gli interventi di “sistemazione a verde” e di realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili sono realizzati su unità immobiliari residenziali adibite promiscuamente all'esercizio dell'arte o della professione, ovvero all'esercizio dell'attività commerciale, la detrazione spettante è ridotta al 50 per cento.
Immobili vincolati
La detrazione è cumulabile con le agevolazioni già previste sugli immobili oggetto di vincolo da parte del Codice dei beni culturali e del paesaggio, ridotte nella misura del 50 per cento.
Cessione del credito
Per concludere, per il bonus giardini non è previsto lo sconto in fattura o la cessione del credito.
Spero che l'articolo ti sia stato utile. Vincenzo.
Quanto costa rimuovere e smaltire l'amianto eternit?2026
L'amianto o eternit, ad oggi, è presente in molte abitazioni ed edifici industriali. Scopriamo qual è il costo di rimozione e smaltimento, il prezzo di bonifica (incapsulamento o confinamento), come riconoscerlo e quando è pericoloso.

Se sei arrivato al mio articolo è perché sei tra i "fortunati" che si devono confrontare con l'amianto. Ma non sei l'unico, anzi. Oggi si stima la presenza di circa 1.200.000.000 metri quadri solo di coperture in eternit.
Se ti sei trovato davanti ad una struttura in amianto ti sarai posto domande del tipo: è amianto? come faccio a riconoscerlo? come faccia a smaltirlo e specialmente quanto mi costa? Mantieni la calma e leggi attentamente questa guida, non avrai più dubbi.
Indice
- Materiali che possono contenere amianto e come riconoscerlo?
- Quando è pericoloso e cosa fare?
- Rimozione, incapsulamento, confinamento e smaltimento.
- Quali sono i costi di incapsulamento o confinamento?
Che cos'è l'amianto?
L'amianto, o asbesto, è un materiale costituito da un gruppo di fibre minerali presenti in determinate rocce. Spesso è chiamato eternit dal nome dalla principale industria che trattava questo materiale e che produceva cemento amianto per lastre.
Come ben saprai, l’amianto, è stato riconosciuto come “cancerogeno di classe 1" e bandito in Italia con la Legge 257/1992. Pensa che, la Germania aveva già individuato la pericolosità di queste fibre negli anni '40. Ma tralasciamo gli aspetti legali.
La pericolosità consiste nella capacità che i materiali composti da amianto hanno di rilasciare fibre potenzialmente inalabili e anche nella estrema suddivisione cui tali fibre possono giungere.
La particolarità dell'amianto sta nel possedere una struttura fibrosa particolarmente resistente. Considerato il costo contenuto rispetto ad altri materiali, l'eternit ha avuto un'ascesa rapida ed incontrastata.
La sua diffusione era giustificata dalle caratteristiche di: resistenza ad alte temperature, resistenza agli agenti chimici, isolamento elettrico e termico, resistenza meccanica, resistenza al fuoco, basso costo. Insomma, il materiale perfetto per l'edilizia! Non è sempre oro, quel che luccica.
La prima cosa da fare è capire se quell'oggetto è di amianto:
Quali sono i materiali che possono contenere amianto e come riconoscerlo?
Nell'edilizia l'amianto è stato utilizzato per:
- Coperture in cemento-amianto (cemento con circa il 69% di amianto), grondaie, pluviali, tettoie;
- Coibentazioni del sottotetto, quali lane e feltri in amianto;
- Cassoni e serbatoi in cemento-amianto;
- Canne fumarie (camini) in cemento-amianto;
- Coibentazioni di soffitti e controsoffitti spruzzate o depositate a cazzuola;
- Pareti interne, quali tramezzi e divisori che fungevano da elementi di separazione tra ambienti;
- Pavimenti in vinil-amianto utilizzati specialmente in scuole, ospedali e strutture pubbliche;
- Parti di stufe e apparati elettrici per uso quotidiano, come corde, cartoni;
- Locali caldaie come coibente di tubi;
- Paratie antifuoco e porte tagliafuoco;
- Serbatoi e pozzi;
- Tubi e condotte per acqua potabile e fognature.
PRATICAMENTE OVUNQUE IN EDILIZIA!
Non mi stupirei se la maggior parte di noi avesse qualche elemento in amianto in casa senza che ne fosse a conoscenza.
Per aiutarti nell'individuazione dell'amianto ho postato alcune immagini chiarificatrici su come si presentano queste strutture:

1 Coperture in amianto

2 Tubazioni in amianto

3 Serbatoi in amianto

4 Pavimentazione in vinil amianto
Se avessi qualche dubbio, comprensibilissimo in quanto anche i professionisti spesso chiedono delle analisi, chiamerei una ditta specializzata o l'Ausl per la verifica. Ma questo lo vediamo dopo.
Quello che volevo precisarti è che, anche se si trattasse di amianto, potrebbe essere innocuo per la salute. Leggi con attenzione il paragrafo:
Quando è pericoloso l'amianto?
La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Difatti, se il materiale è in buone condizioni e non è stato manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Quindi se l'oggetto di cui hai il dubbio è integro puoi cominciare a rilassarti. Prendi ad esempio la copertura della foto successiva. Nonostante sia datata non presenta fratture o lacerazioni, quindi è sicura.

Solo se il materiale fosse danneggiato o venisse rovinato (interventi di manutenzione, vandalismo, ecc.), si verificherebbe un rilascio di fibre, che costituisce un rischio potenziale.
Cosa fare in presenza di amianto?
La procedura corretta, nel caso ti accorgessi della presenza di amianto e tu fossi il proprietario, è la nomina di un responsabile per il controllo e la manutenzione. Questa figura dovrà procedere alla valutazione del rischio legato al potenziale rilascio di fibre nell'aria e vigilare circa l'integrità del materiale attraverso ispezioni periodiche. Se il proprietario non fossi tu, ma un tuo vicino, contatterei il confinante e gli chiederei di fare altrettanto.
Il responsabile può essere un tecnico abilitato quale geometra, ingegnere, architetto, perito, geologo. Il professionista, in caso di dubbi, potrebbe richiedere un campionamento del materiale e la successiva analisi.
In relazione ai risultati della valutazione si dovranno mettere in opera degli interventi, che possono essere di:
- controllo (nel caso di materiali in buono stato);
- di bonifica (nel caso di materiali in cattivo stato) da parte di ditte iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali – Categoria 10A o 10B.
Merita specificare che il proprietario non ha l’obbligo di effettuare la rimozione dell'amianto, ma di verificare periodicamente le condizioni di conservazione del manufatto edilizio e di adottare gli eventuali provvedimenti che si rendessero necessari.
Prendiamo il caso che l'amianto sia danneggiato, come dovresti procedere:
Tecniche di bonifica: rimozione, incapsulamento, confinamento e smaltimento dell'amianto.
In questo caso potresti "toglierti il dente" e demolire il tutto oppure "isolare" l'oggetto. L'azione da compiere è la bonifica, che consistente nell'adozione di misure volte a preservare la salute umana, dei materiali contenenti amianto. Questa può avvenire attraverso tre differenti metodologie:
La rimozione:
Sicuramente l'operazione più drastica che consiste nell'asportazione e trasporto in discarica dell'elemento realizzato in amianto.
È la procedura che comporta:
- i costi più elevati
- i più lunghi tempi di esecuzione.
In genere richiede l'applicazione di un nuovo materiale, in sostituzione dell'amianto rimosso. È il procedimento più diffuso, perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione ed ogni necessità di attuare specifiche cautele per le attività che si svolgono nell'edificio. Produce notevoli quantitativi di rifiuti tossici e nocivi, che devono essere correttamente smaltiti.
Incapsulamento
Trattamento dell'amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che, a seconda del tipo di prodotto usato, tendono ad inglobare le fibre di amianto e a ripristinare l'aderenza al supporto o a costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. Non richiede la successiva applicazione di un prodotto sostitutivo e non produce rifiuti;
Costi e tempi sono più contenuti della rimozione. Di contro, si ha la permanenza nell'edificio del materiale di amianto, con conseguente necessità di mantenere un programma di controllo e manutenzione.
Qualora optassi per questa metodologia, dovrai farti rilasciare dal responsabile dei lavori dell'impresa di bonifica l'attestato di conformità alle disposizioni di legge.
Confinamento
Altra soluzione che comporta l'installazione di una barriera a tenuta, che separi l'amianto dalle aree occupate dell'edificio; la barriera installata per il confinamento deve essere mantenuta in buone condizioni.

Rispetto all'incapsulamento, presenta il vantaggio di realizzare una barriera resistente agli urti. Se non viene associato ad un trattamento incapsulante, il rilascio di fibre continua all'interno del confinamento. Anche in questo caso, occorre un programma di controllo e manutenzione.
Concludiamo con all'aspetto economico:
Quali sono i costi di incapsulamento o confinamento?
Passiamo ai prezzi.
Per quanto riguarda l'incapsulamento, il costo dell'intervento è di circa 15 €/mq e l'intervento è garantito per una durata di circa 5 anni.
Per il confinamento circa il doppio, 28 €/mq.
Quali sono i costi rimozione e smaltimento dell'amianto?
Sappi che, spesso le società comunali per il prelievo dei rifiuti, vendono dei kit per il fai da te, utilizzabili solo per piccoli manufatti. Ad esempio, a Firenze è possibile acquistare un kit da 50 €, per smaltire fino a 30 kg di amianto. Dovrai comunque rispettare tutte le procedure segnalate dalla società.

Per quanto riguarda la rimozione di manufatti più consistenti, la cosa è più complicata considerate le variabili in gioco. Difatti occorre considerare lo smaltimento, le distanze dalla discarica autorizzata più vicina, la difficoltà dell'intervento etc. Partiamo dai prezzi per lo smaltimento, che sono fissi e vanno dai 7,5 € per quantità minori di 100 mq di superficie ai 16,00 € per quantità superiori a 1000 mq di superficie.
| Superficie in mq | €/mq | Totale € |
|---|---|---|
| 100 | 16 | 1.600 |
| 200 | 14 | 2.800 |
| 300 | 13 | 3.900 |
| 400 | 12 | 4.800 |
| 500 | 10 | 5.000 |
| 750 | 9,5 | 7.125 |
| 1.000 | 9 | 9.000 |
| 2.000 | 8,5 | 17.000 |
| 5.000 | 8 | 40.000 |
| 10.000 | 7,50 | 75.000 |
Altri costi da considerare
A questi costi vanno aggiunte le spese per:
- noleggio attrezzature (autogru per movimentazione dei materiali, camera di decontaminazione, ecc. ecc.)
- misure di sicurezza (ponteggi, parapetti, linee vita, reti protettive, ecc. ecc.)
- prescrizioni ASL (monitoraggi ambientali MOC , SEM ecc. ecc.)
I prezzi poi sono soggetti a modifiche imposte da: distanza del cantiere, difficoltà esecutive, struttura dello stabile, distanza dalle discariche autorizzate.
Inoltre, va aggiunto il costo della pratica edilizia necessaria (permesso o autorizzazione). Nel caso della rimozione di coperture, trattasi di SCIA, segnalazione certificata di inizio attività.
Come puoi vedere, le variabili in gioco per definire un prezzo chiavi in mano sono consistenti. Ho preferito non sbilanciarmi su un prezzo complessivo per la rimozione. Per avere un preventivo puntuale è sufficiente richiederlo su internet in maniera gratuita.
Incentivi e bonus
Per smaltire l'eternit potresti sfruttare:
- bonus ristrutturazione, nel caso di edifici residenziali;
- ecobonus, qualora il tetto in amianto da sostituire riparasse un ambiente riscaldato;
- conto termico, nei casi previsti dalla legge.
A chi spetta rimuovere l'amianto?
Il costo delle operazioni di rimozione, incapsulamento o confinamento è a carico dei proprietari degli immobili.
Spero che l'articolo ti sia stato utile, a presto, Vincenzo.
Aprire una finestra nel muro o lucernario nel tetto: permessi e costi 2026
Guida su come aprire o allargare una finestra / portafinestra su un muro portante esterno perimetrale, condominiale o privato oppure un lucernario sul tetto: quali sono i costi? quali sono i permessi, la pratica edilizia e la maggioranza condominiale necessaria?

Nella storia verremo ricordati come la “indoor generation”. Passiamo il 90% del nostro tempo in luoghi chiusi. Un finestra, oltre ad aumentare l’illuminazione degli ambienti permette di godersi il cielo e il sole. Oltre a rilassarci, ci rende più felici.
Quindi, abbiamo bisogno di più aria e luce. Per farlo ti basterebbe aprire o allargare una finestra. Oppure, sei tra i pochi fortunati che vivono in un sottotetto e potrebbero godersi il cielo aprendo un lucernario. In linea di principio potresti farlo, ma prima dovrai rispettare le norme comunali, strutturali e condominiali. Lo stesso vale nel caso di chiusura di un'apertura oppure di trasformazione di una finestra in portafinestra.
Come ti accennavo, non sempre è possibile, specialmente su immobili vincolati o nel caso in cui la tua casa sia "troppo vicina" ad un altro stabile. Difatti, il codice civile pone dei limiti in termini di distanze minime che deve avere una finestre rispetto alle pareti prospicienti di altri stabili.
Indice
1 Quando è possibile aprire una finestra, portafinestra o lucernario?
Partiamo dai permessi da richiedere:
Quando è possibile aprire una finestra, portafinestra o lucernario (velux)?
Gli impedimenti più grandi non sono nè i costi edili nè il marito che vuole risparmiare, ma tutto il resto. Vediamo tutti i limiti:
1 DECORO: nel realizzare l’opera dovrai far valutare in prima analisi il decoro architettonico dell’edificio, la sicurezza e la stabilità del fabbricato. Difatti, nel realizzare l'apertura, dovresti perseguire una certa armonia con l'estetica esistente. Immagina che ogni condomino apra una finestra dove gli pare e piace, trasformando il prospetto in una gruviera. Il Comune potrebbe rigettarti la richiesta, specialmente se hai intenzione di agire sul prospetto principale.
Dovrai stare attento anche alla stabilità della struttura: un foro nella muratura crea un indebolimento, quindi, dovrai far ripristinare la resistenza / rigidezza della parete da un ingegnere.
Spesso, i regolamenti edilizi comunali pongono dei divieti come ad esempio aprire un secondo lucernario sulla stessa falda, fai controllare anche quello.
2 DISTANZE: il codice civile, all'art. 905 dichiara che "non si possono aprire vedute (aperture che permettono il passaggio di luce ed aria e consentono di affacciarsi) dirette verso il fondo chiuso o non chiuso e neppure sopra il tetto del vicino, se tra il fondo di questo e la faccia esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette non vi è la distanza di un metro e mezzo. Non si possono parimenti costruire balconi o altri sporti, terrazze, lastrici solari e simili, muniti di parapetto che permetta di affacciarsi sul fondo del vicino, se non vi è la distanza di un metro e mezzo tra questo fondo e la linea esteriore di dette opere. Il divieto cessa allorquando tra i due fondi vicini vi è una via pubblica". Sincerati di avere tale distanza!!
Altro discorso deve essere fatto sulla "luce", cioè un'apertura che permette il passaggio alla luce e all'aria, ma non di affacciarsi sul fondo del vicino. Per essere considerate luci, le aperture, devono essere provviste di inferriate, il loro davanzale deve essere a 2,5 metri dal suolo se disposte al primo piano e a 2 metri rispetto al solaio di interpiano se disposte ai piani superiori.
Il Codice Civile stabilisce che, il proprietario di un muro contiguo al fondo di un terzo, può liberamente aprire luci sul muro in questione.
Inoltre, nel caso in cui il muro divisorio, sia in comune con l’altro proprietario, è necessario il consenso del vicino. Pensiamo all'apertura in un muro di recinzione in mattoni.
3 SOPRINTENDENZA:nel caso in cui insistono dei vincoli ambientali, paesaggistici o culturali sulla tua casa, prima di dare inizio ai lavori occorre ottenere il nulla osta dagli organi preposti (Soprintendenza o altro ente competente). Sarà necessario richiedere un parere preventivo e aspettare l'approvazione, che di solito, si ottiene in un paio di mesi.
4 CONDOMINIO: infine, dovrai controllare il regolamento condominiale che potrebbe vietare questo intervento. Alcune sentenze della cassazione sostengono che non è necessaria l'approvazione dell'assemblea condominiale. In realtà, le facciate sono un bene comune. Per evitare questioni chiederei il parere all'assemblea condominiale. In bocca al lupo, ti servirà.
Passiamo alla burocrazia:
Quali sono i permessi e la pratica per aprire una finestra, portafinestra o lucernario?
Una volta considerati tali aspetti dovrai occuparti della parte burocratica: secondo il testo unico sull'edilizia, l'apertura di una finestra, portafinestra o lucernario è realizzabile mediante segnalazione certificata di inizio attività SCIA. E' una pratica di complessità media che può essere firmata da un ingegnere, architetto o geometra. Qualora dovessi aprire più finestre, dovresti chiedere al Comune un parere preventivo alla Commissione edilizia.
Nelle strutture portanti (mattoni verticali in mattoni pieni o pietra), nel realizzare l'apertura, occorre costruire una cerchiatura per ripristinare la rigidezza della muratura. Di conseguenza, sarà necessario il deposito del progetto strutturale al genio civile redatto da un ingegnere.

Non è necessaria la cerchiatura nelle tamponature degli immobili in cemento armato o quando si trasforma una finestra in portafinestra senza aumento di larghezza (e viceversa). Lo stesso dicasi quando si riaprire una finestra precedentemente murata. Sarà sufficiente la posa di un architrave, un elemento orizzontale in acciaio, legno o altro, posto al di sopra dell'apertura per evitare il collasso della porzione di muratura posta in alto.
Ti dovrà seguire un direttore lavori che, oltre a far rispettare il progetto, controllerà i materiali e la contabilità.
Passiamo ora ai tempi:
Quali sono i tempi per aprire una finestra, portafinestra o lucernario?
Per quanto riguarda i tempi dovrai munirti di pazienza. Come Roma, anche l'apertura di una finestra non si realizza in un giorno. Prima di tutto, dovrai segnalare all'amministratore l'intervento, che a sua volta dovrà comunicarlo ai condomini.
Nel frattempo, affiderai obbligatoriamente l'incarico ad un ingegnere, un geometra o un architetto. Mi raccomando, chiedi sempre il preventivo. Il professionista, dopo aver rilevato l'appartamento e aver ritirato la documentazione in comune, controllerà che in casa non ci siano abusi. Difatti, la SCIA richiede al professionista di asseverare circa la conformità dello stato dei luoghi con quanto depositato in Comune. Dopodiché, lo strutturista demolirà una porzione di muro per capire la natura della struttura, effettuerà i calcoli e depositerà la pratica al genio civile. Infine, nel giro di uno / due mesi potresti depositare la SCIA e partire con i lavori, in quanto, la pratica è una segnalazione e quindi ha efficacia immediata. Se vuoi approfondire, leggi l'articolo sulla SCIA.
Discorso a parte per gli edifici vincolati. In questo caso, dovrai attendere almeno 2 / 3 mesi per il nulla osta della Soprintendenza.
Per quanto riguarda la parte edile, tra montaggio del ponteggio e lavoro finito in tre/quattro settimane circa potrai aprire le tapparelle della tua nuova finestra.
Infine, concludiamo con la parte economica:
Quali sono i costi per aprire una finestra, portafinestra o lucernario?
Non è facile risponderti, in quanto, il costo dipende da molti fattori: località e piano dell'edificio, larghezza dell'apertura, tipologia di muro su cui praticare il foro, tipo di infisso installato etc. Spesso poi, questo lavoro avviene in concomitanze con altre opere edili. Proviamoci, facendo riferimento ad un cantiere dove viene realizzata solo un'apertura. Vediamo tutte le voci in dettaglio:
- parcella del tecnico. Il professionista, per la pratica comunale SCIA, la direzione lavori e l'aggiornamento catastale potrebbe richiederti circa 1.500 / 2.000 €. Nel caso si trattasse di un muro portante, ulteriori 600 / 700 € per il deposito al genio civile della pratica strutturale. Per immobili vincolati, che necessitano di autorizzazione della Soprintendenza, ulteriori 1.000 - 1.500 €. Se poi interviene più di una impresa nel cantiere occorre nominare un coordinatore della sicurezza.
opere edili: andrà demolito parte del muro o della copertura, smaltiti i materiali di risulta, puntellato il solaio, saldata e imbullonata la cerchiatura e intonacato il muro. Dovrà essere prevista un protezione contro la caduta dei detriti. Per una finestra di dimensioni standard (100 x 150), il costo della manodopera e della fornitura si aggira intorno ai 3.000 €. Questo nel caso di muro in mattoni pieni o pietra. In una casa in cemento armato saranno sufficienti 1.500 €. Poi, nel caso che il tuo appartamento non sia al piano terra avrai bisogno del castello di tiro per il carico / scarico dei materiali. Ulteriori 1.000 €.

- il costo degli infissi (vedi approfondimento) si aggira intorno ai 400 € al metro quadro per finestre "standard". Il prezzo aumenta se richiedi tripli vetri o comandi elettrici;
- diritti di istruttoria del comune per il deposito della Scia e della pratica al genio civile, circa 300 €;
- qualora avessi bisogno di occupare il suolo pubblico per montare un ponteggio o l'area di cantiere, dovrai pagare gli oneri. Per darti un'idea, a Firenze, un'area di 3 metri per 10 costa circa 300 € al mese.
Facciamo un esempio costoso. Appartamento al terzo piano. Vecchio casolare in muratura in pietra con vincolo della Soprintendenza. Apertura di 150 x 150. Costo dei professionisti circa 4.500 €. L'impresa ti chiede tra opera, cantiere e castello di tiro 4.000 €. A questi aggiungiamo l'occupazione del suolo e arriviamo a circa 10.000 €. Per l'infisso sono ulteriori 900 €.
Non ti spaventare, facciamo il caso classico. Apertura di un lucernario o finestra su edificio in cemento armato. Nel caso di finestra ipotizziamo un secondo piano. Il costo del tecnico è di 2.000 €, quello della ditta circa 2.500 €. Per un infisso 1,5 x 1,0 m, il costo totale si aggira intorno ai 5.000 €.
Il costo viene ammortizzato se consideriamo che queste opere vengono spesso realizzate all'interno di una ristrutturazione.
Spero che l'articolo ti sia stato utile. A presto, Vincenzo.
Trattamento ferri di armatura arrugginiti del calcestruzzo con passivante
Guida al trattamento corrosione dei ferri di armatura arrugginiti e ossidati per distacco del calcestruzzo o cemento armato con convertitore o passivante. Quali sono i costi?

Dai frontalini del tuo balcone cominciano a emergere i ferri strutturali e si stanno ossidando e arrugginendo? O ancora peggio, dai pilastri cominciano a distaccarsi pezzi di calcestruzzo del copriferro?
Tranquillo, non sei l'unico ad avere questo problema. Occorre però intervenire immediatamente, perché potrebbero verificarsi problemi statici o potresti essere obbligato a demolire parti di edificio.
Questo fenomeno, frutto di negligenze passate, si presenta con sempre maggiore frequenza e rischia di corrodere i tondini in acciaio ad aderenza migliorata fino a portare al collasso della struttura.
A tal proposito, sono nate diverse tecniche e procedure per trattare e ripristinare le condizioni ottimali per le nostre abitazioni. Vediamo la procedura in dettaglio:
Corretta procedura per il trattamento dei ferri di armatura ossidati?
Premetto che, la procedura potrà sembrare complicata e laboriosa. Ma se non vuoi avere problemi in futuro e desideri un'opera abbastanza "definitiva", ti consiglio di rispettare quanto detto, punto per punto.
Le fasi per il corretto ripristino sono:
- Rimozione del calcestruzzo ammalorato;
- trattamento dei ferri esistenti;
- trattamento protettivo dei ferri di armatura;
- ripristino corticale;
- rasatura;
- verniciatura protettiva.
Ma vediamoli in dettaglio:
1) Rimozione del calcestruzzo ammalorato:
la prima cosa da fare sulle superfici da ripristinare è asportare completamente il calcestruzzo ammalorato mediante scalpello o con altri mezzi idonei quali l’idroscarifica, uno strumento che, attraverso un getto di acqua ad alta pressione, permette la rimozione di croste e parti di calcestruzzo. Il tutto al fine di ottenere un supporto solido, privo di parti in distacco e sufficientemente ruvido.
Inoltre, per le armature metalliche in vista ti consiglio di liberarle da ogni lato del calcestruzzo a contatto, mediante l'utilizzo di pistola ad aghi;

Adesso è opportuno l'utilizzo della sabbiatrice o della idrosabbiatrice. Attraverso il getto di sabbia ad alta pressione sulle zone interessate eliminerai qualsiasi residuo di vecchie vernici, sporco, disarmante, muschi, materiali friabili in genere, che impedirebbero la perfetta adesione della malta al supporto.
2) Trattamento dei ferri esistenti:
in questa fase occorre eseguire la spazzolatura dei ferri d’armatura emergenti oppure procedere all’idrosabbiatura, al fine di rimuovere la ruggine presente e portare la superficie a metallo bianco. L’idrosabbiatura non è necessaria qualora la preparazione della superficie sia stata effettuata mediante idroscarifica, ma si rende necessaria quando trascorre un elevato intervallo di tempo da tale operazione. La causa del ritardo potrebbe essere dovuta a particolari esigenze organizzative di cantiere.
3) Trattamento protettivo dei ferri di armatura:
arriviamo al punto fondamentale: il trattamento protettivo dei ferri di armatura in vista mediante applicazione a pennello sui ferri di malta idraulica monocomponente rialcalinizzante anticorrosiva. Le quantità sono quelle previste dalle schede tecniche in dotazione al materiale.
4) Ripristino corticale:
a questo punto devi bagnare a saturazione, quindi, abbondantemente, la zona in cui è stato asportato il materiale ed eliminare, al momento del getto, eventuali ristagni d'acqua mediante idrolavaggio.
Procedi cosi alla ricostruzione delle parti di calcestruzzo mediante applicazione di malta idraulica antiritiro pronta all'uso con effetto tixotropico (proprietà di alcuni materiali di passare allo stato liquido per effetto di semplice agitazione per poi tornare allo stato precedente). Per applicare la malta potresti aiutarti con la cazzuola o, se in possesso, di una macchina intonacatrice.
Per spessori di intonaco superiori a 3 cm, occorre applicare più strati: tra una mano e l'altra, esegui la bagnatura prima di procedere all'applicazione dello strato successivo, facendo intercorrere tra una mano e l'altra almeno 12-24 ore.
IMPORTANTE: su superfici estese, consiglio di applicare la rete elettrosaldata di diametro 2 mm e maglia 5x5 cm, oppure altra sezione e maglia, debitamente fissata con spezzoni di acciaio sagomati a “L” e ancorati con resina epossidica nei fori che avrai predisposto.
5) Rasatura:
abbiamo quasi terminato il trattamento. Ora occorre effettuare la rasatura protettiva mediante applicazione in doppia mano di malta monocomponente. È importante che la malta abbia ottime caratteristiche di impermeabilità all'acqua e all'anidride carbonica e di resistenza agli agenti atmosferici, ai cicli di gelo e disgelo ad alta adesione. La granulometria massima consigliata dell’inerte è di 0,5 mm, per uno spessore totale medio di 3 mm.
Al fine di aumentare la durabilità della rasatura, è possibile interporre tra le due mani di rasante la rete in fibre di vetro.
Esistono due alternative: è possibile eseguire la rasatura mediante applicazione di malta rasante protettiva idrofugata monocomponente pronta all'uso con inerti di granulometria massima di 0,5 mm bianca o grigia oppure con malta rasante protettiva idrofugata monocomponente pronta all'uso con inerti di granulometria massima di 0,7 mm bianca.
6) Verniciatura protettiva:
infine, a supporto stagionato, effettuare verniciatura protettiva anticarbonatazione della struttura in c.a. mediante l'utilizzo di resina monocomponente elastomerica. Consiglio di applicare la resina in doppia mano a pennello, rullo o spruzzo, rispettando quanto previsto dalla scheda tecnica.
Le fasi a monte possono anche essere utilizzate come voci di capitolato!
Voce di capitolato
Ripristino e risanamento di pilastri e travi in cemento armato con malta premiscelata tixotropica monocomponente fibrorinforzata con fibre di polivinilalcool conforme alla UNI EN 1504-3, di tipo "R4", resistenza a compressione 28 gg >55 MPa, resistenza a flessione 28 gg >5,3 Mpa, espansione contrastata 1 gg >0,04%, modulo elastico a 28 gg >23 GPa, adesione al calcestruzzo a 28 gg >3 MPa, reazione al fuoco Euroclasse A1, previa rimozione totale del calcestruzzo degradato e privo di coerenza con il sottofondo mediante spicconatura, spazzolatura dei ferri d'armatura ed eventuale integrazione attraverso la saldatura di monconi (da computarsi a parte), trattamento di protezione anticorrosione mediante l'applicazione di due mani di un prodotto bicomponente a base cementizio - polimerica, quale inibitore di corrosione, conforme alla norma EN 1504-7, e successiva posa in opera di malta R3, conforme alla UNI EN 1504-3, resistenza a compressione 28 gg >26 MPa, flessione 28 gg >2,3 MPa, espansione contrastata 1 gg >0,04%, modulo elastico a 28 gg = 15 GPa, adesione al calcestruzzo a 28 gg = 1,5 MPa, reazione al fuoco Euroclasse A1, resistente ai solfati: valutato al mq per spessore di ricostruzione del copriferro di 2 cm
Qual è il costo per il trattamento dei ferri arrugginiti?
Il costo complessivo del trattamento, finito a regola d'arte, con ripristino dell'intonaco è di circa 100 € al metro quadro, comprensivo di:
- demolizione parti in laterizio e calcestruzzi fatiscenti e ammalorati;
- spazzolatura accurata, meccanica, dei ferri di armatura ossidati e messi a nudo dalla demolizione ed eventuale sostituzione di quelli staticamente non più idonei allo scopo;
- applicazione di prodotto per trattamento anticorrosivo, mediante pasta bicomponente data a pennello; ricostruzione delle parti in laterizio e cls demolite con malta pronta adesiva armata con microfibre sintetiche, bicomponente; Tra i migliori prodotti del mercato abbiamo la Mapefer della Mapei e la webertec fer della Saint Goben.
- esecuzione di intonaco con malta bicomponente a base cementizia. Compreso ogni onere per il ponteggio e trasporto a discarica del materiale di risulta.
A mio parere solo le persone pratiche e con una buona manualità possono optare per il fai da te. Attenzione a spendere soldi inutilmente. Il problema potrebbe ripresentarsi!!
Anche se affidassi il lavoro ad una ditta, potresti controllare circa la corretta procedura da adottare.
Spero che l'articolo ti sia stato utile. Vincenzo.
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