E' possibile modificare la comunicazione ENEA e come?
Può capitare che si debba moficiare la comunicazione enea anche dopo i 90 giorni? E' possibile, è sanzionato? Come procedere?

La Comunicazione Enea può essere modificata in caso di errori materiali commessi in fase di compilazione, anche oltre il termine dei 90 giorni dalla fine dei lavori, ma non oltre quello di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale la spesa può essere portata in detrazione, mediante l’invio telematico della scheda che annulla e sostituisce la precedente.
Accedendo all'area personale del sito si potranno modificare le pratiche già inserite tramite l'apposito link "Modifica pratica". La modifica annulla e sostituisce la precedente pratica.
Inoltre si raccomanda di conservare entrambe le ricevute, quella della prima compilazione e quella della successiva modifica, in modo da dimostrare di avere effettivamente inserito la propria pratica entro 90 giorni dal termine dei lavori e di averla modificata solo in seguito.
Altra procedura occorre seguire in caso di omesso invio della comunicazione ena entro i 90 giorni dalla fine lavori.
Spero che l'articolo ti sia stato utile, a presto, Vincenzo.
Ricircolo acqua calda sanitaria: funzionamento e collegamento
Come funziona il ricircolo di acqua calda sanitaria ACS e dove si collega? Obbligo e normativa.

Negli impianti di acqua calda sanitaria, soprattutto quando le tubazioni sono lunghe o servono più piani, può capitare di dover aspettare diversi secondi, a volte anche minuti, prima che l’acqua arrivi alla temperatura desiderata. Questo non solo riduce il comfort, ma comporta anche sprechi notevoli e rischi igienico-sanitari dovuti alla stagnazione dell’acqua nelle tubazioni.
Per evitare tutto questo si utilizza il ricircolo dell’acqua calda sanitaria, un sistema semplice ma estremamente efficace che mantiene le tubazioni sempre in temperatura e riduce drasticamente i tempi di attesa all’apertura del rubinetto.
Il principio è intuitivo: una tubazione dedicata, di diametro inferiore rispetto alla mandata dell’ACS, riporta l’acqua verso l’accumulo grazie a una pompa di ricircolo, mantenendo la rete sempre attiva e a temperatura controllata. E' una soluzione molto diffusa negli edifici residenziali e obbligatoria in diversi casi secondo la UNI 9182, soprattutto quando occorre garantire tempi di erogazione rapidi e prevenire il rischio Legionella.
In questa guida vedremo a cosa serve il ricircolo, come funziona, quali tipologie di collegamento esistono, quando è obbligatorio installarlo e quali sono le possibili configurazioni della pompa di rilancio.
Scopo del ricircolo
ll ricircolo ha la funzione di:
- far arrivare nel più breve tempo possibile l'acqua calda sanitaria all'utenza che la richiede;
- evitare la stagnazione e riduce il rischio igienico;
- evitare lo spreco d'acqua mentre si attende che raggiunga la temperatura desiderata.
Ch cos'è il ricircolo?
Il ricircolo non è altro che una tubazione di diametro inferiore rispetto alla tubazione di mandata dell'acqua calda sanitaria, che corre parallela alla stessa mandata. Il ricircolo preleva l'acqua calda in prossimità dell'accumulo e la fa circolare nella mandata stessa tramite una pompa di ricircolo.
In questo modo, quando l'utente andrà ad aprire il rubinetto, l'acqua calda non dovrà, partendo dall'accumulo, percorrere tutta la tubazione di mandata, ma solo parte di essa.

Il ricircolo si abbina sempre ad un accumulo (con temperatura superiore ai 60° per il rischio legionella) e si collega, a valle, in prossimità della parte superiore del boiler.

Mentre, a monte, il collegamento dipende da scelte progettuali:
Collegamenti a monte
Le reti di ricircolo possono essere suddivise sulla base al punto dove vengono collegate alla tubazione di adduzione dell’ACS:
- ricircolo all’utenza o al collettore: il ricircolo raggiunge le utenze o comunque un punto prossimo. E' il sistema che riduce al massimo il tempo di attesa e problemi igienico-sanitari, ma essendo molto costoso viene utilizzato in strutture quali ospedali, case di cura e alberghi.
- ricircolo al piano. E' la soluzione maggiormente utilizzata nel residenziale. La rete di circolazione si collega all'allaccio dell'unità. Buon compromesso costi - comfort;
- ricircolo alla colonna: adduzione del ricircolo alla sommità delle colonne montanti. Utilizzato, giustappunto quando l'adduzione dell'ACS avviene tramite colonne montanti.
Obbligo e progetto
Per il calcolo e il progetto del ricircolo ACS occorre far riferimento alla norma UNI-9182.
Negli impianti autonomi di potenza termica sotto i 35 kW in ambienti residenziali o similare (per esempio uffici, studi, negozi, ecc.) non vi è alcun obbligo se si produce ACS istantaneamente o con accumuli sotto i 100 litri o comunque con serbatoi di accumulo dotati di sistema integrato di mantenimento della temperatura di progetto nel serbatoio stesso (per esempio resistenza elettrica).
Tuttavia, in questi impianti esclusi è utile per quelle unità particolarmente estese, ove i rubinetti distano dal generatore. Per tali impianti è possibile acquistare anche un kit pre-configurato.
Infine, non è obbligatorio nel tratto di distribuzione al piano di un impianto centralizzato con ricircolo, qualora il volume complessivo di contenuto di acqua calda nelle tubazioni, dal punto di distacco dalla linea in cui e attivo il ricircolo sino ad ogni punto di prelievo, non sia maggiore di 3Lt (+10%).
Negli altri casi, è previsto che i tempi di erogazione dell’acqua calda (40°) si debbano mantenere al di sotto dei 30 secondi addirittura, portando, se necessario, la linea di ricircolo ACS all’interno degli appartamenti.
La norma, in alcuni casi, ammette anche un metodo semplificato oppure bisogna passare al dimensionamento dettagliato.
Tipologia di pompa di rilancio
La pompa di rilancio dell'impianto di ricircolo può essere:
- a funzionamento continuo (sconsigliato per via degli alti consumi elettrici);
- con temporizzatore (per settare gli orari di apertura del ricircolo);
- con lettura della temperatura (si attiva solo quando la temperatura dell'acqua si abbassa al di sotto del set point);
Spero che l’articolo ti sia stato utile. A presto, Vincenzo.
Calcolo dei millesimi condominiali secondo la legge
Come si calcolano i millesimi di proprietà generale, delle scale, dell'ascensore e del riscaldamento condominiali secondo la legge e in funzione della destinazione d'uso, del piano, della luminosità ecc.

Come saprai, le spese condominiali vengono ripartite in base ai millesimi condominiali.
In pratica, in base a quanto è grande un'unità e alle sue caratteristiche, all'unità stessa vengono assegnati dei "punteggi" da 1 a 1.000. La somma di tutti i "punteggi" delle unità che compongono il condominio deve essere pari a 1.000.
Se il condominio spendesse 2.000 € per pagare il buon ingegner Vincenzo, il signor rossi proprietario di un appartamento da 50 millesimi dovrebbe versarmi 2.000 € x 50/1.000 = 100 €.
Ma come si calcolano questi millesimi?
Indice
0.Tipologie di tabelle millesimali
1. Calcolo dei millesimi di proprietà generale (tab. A)
1.1 Come calcolare il volume / superficie virtuale?
1.2 Coefficiente di destinazione
1.5 Coefficiente di luminosità
1.7 Coefficiente di orientamento
2. Come calcolare i millesimi di scale Tabella B
0. Tipologie di tabelle millesimali
Le spese condominiali vengono ripartite in base all'oggetto dell'intervento. Ad esempio, le spese relative all'ascensore graveranno maggiormente sui proprietari delle unità degli ultimi piani che fruiscono maggiormente della macchina elevatrice.
All'interno dell'articolo vedremo le regole per determinare le tabelle più utilizzate per ripartire le varie spese:
- millesimi di proprietà (tabella A): rientrano le spese sostenute al fine di mantenere la cosa comune. Ad esempio, tinteggiatura, riparazione murature, amministrazione, assicurazione ecc.;
- millesimi di scale (tabella B);
- millesimi di ascensore (tabella C);
- millesimi di riscaldamento (tabella D).
Tutte le tabelle differenti dalla A dipendono dai millesimi della Tabella “A” e quindi sono tabelle derivate.
Inoltre, ci sono alcune spese che potrebbero competere solo ad alcuni condomini. Ad esempio:
- spesa per interventi su una condotta di scarico verticale effettuata dai soli condomini che sono allacciati alla predetta colonna, in base ai millesimi di comproprietà;
- spese sul lastrico solare effettuata tra i condomini le cui proprietà sono comprese nella proiezione verso il basso dei lati della porzione di lastrico oggetto di intervento, in base ai millesimi di comproprietà;
Inoltre, potrebbe accadere che alcuni servizi vengano sfruttati maggiormente da alcune tipologie di condomini. Ad esempio, il servizio di portierato, per cui i negozi ricevono un’utilità minore rispetto alle unità abitative,al contrario degli uffici che ricevono un’utilità maggiore rispetto alle unità abitative.
1. Come calcolare i millesimi di proprietà generale (tab. A)
Ti premetto che la Circolare 26 marzo 1966 n. 12480 del Ministero dei Lavori Pubblici viene presa a riferimento dai tecnici per il calcolo dei millesimi condominiali di proprietà generale (tabella A).
La quota millesimale MI riguardante la singola unità immobiliare si ottiene mediante la seguente formula:
MI = (VVI/VVT) x 1.000
dove:
- MI: valore millesimale dell’unità immobiliare in esame;
- VVI: volume virtuale dell’unità immobiliare in esame;
- VVT: volume virtuale dell’intero condominio, con esclusione, dell’appartamento del portiere (ove esista) e delle aree comuni;
Quindi, maggiore è il volume di un'unità e maggiori saranno i millesimi condominiali di competenza dell'unità stessa. Tuttavia, potrebbe non essere così. Difatti, si tratta di un volume "virtuale".
In pratica, il volume reale dell'unità viene moltiplicato per dei coefficienti riduttivi per tenere in considerazione i pregi e i difetti delle varie unità immobiliari. Vedremo di seguito quali sono questi coefficienti. Vedremo che un piano terra vale meno di un primo piano, un negozio vale di più di un appartamento e così via.
VVI=VRI x Coefficienti
Qualora le unità immobiliari del condominio avessero le medesime altezze, al posto del volume virtuale si potrebbe ricavare la superficie virtuale Svi dell’unità immobiliare e quindi la superficie virtuale dell’intero condominio SVT e sfruttare la formula gemella:
Mi = (Svi/SVT) x 1.000
1.1 Come calcolare il volume / superficie virtuale?
Per determinare la superficie virtuale in metri quadri mq, in primis occorre misurare le varie stanze che compongono l'unità immobiliare per determina la superficie reale.
Qualora le unità immobiliari del condominio avessero altezze differenti sarebbe necessario moltiplicare la superficie reale per l'altezza, così da determinare il volume reale dell'unità in metri cubi mc. Dovranno essere misurati anche i balconi e altri spazi esterni.
La superficie che può essere presa a riferimento è quella utile / netta calpestabile, cioè al netto di muri, pilastri ed altre strutture, escludendo anche gli stipi a muro ed includendo, invece, soltanto le aree di eventuali incassi nelle murature aventi superfici tali da potersi considerare utilizzabili a tutti gli effetti.
La superficie reale andrà moltiplicata per dei coefficienti riduttori (minori o uguali a uno) trasformando la superficie reale in superficie virtuale. Questo per tenere in considerazione dei pregi e difetti intrinsechi ed estrinsechi dell'unità immobiliare (piano, destinazione d'uso ecc.)
VVI=VRI x Coefficienti
Il numero dei coefficienti previsti dalla circolare 12480 è limitato in quanto il documento riguardava la sola edilizia sovvenzionata. Non si tratta di un elenco tassativo o esaustivo, sta al tecnico incaricato aggiungerne o eliminarne alcuni. Di seguito riporto i coefficienti più utilizzati dai professionisti attinti da pubblicazioni specializzate e dalla letteratura:
- Destinazione;
- Piano;
- Utilizzo;
- Luminosità;
- Prospetto;
- Orientamento;
- servitù;
Il professionista potrebbe prenderli in considerazione tutti, o escluderne uno o più. Ad esempio, se tutte le unità del condominio fossero poste al piano terra, non avrebbe senso considerare il coefficiente di piano.
Riassumendo, la prima operazione da compiere è il calcolo della superficie di ogni singolo vano che dovrà essere moltiplicata per i vari coefficienti.
Si sommano quindi le superfici di tutti i vani dell'unità come sopra ottenute e si perviene in tal modo alla determinazione della superficie virtuale totale di ciascuna unità.
Vediamo ora i valori attribuibili ai vari coefficienti:
1.2 Coefficiente di destinazione
Il coefficiente di destinazione rappresenta l’incidenza sul valore dell’unità immobiliare della destinazione d’uso delle singole unità. In pratica, la differenza di valore delle singole unità rispetto alla destinazione d'uso. E' l'indice più importante, da non considerare solo qualora il condominio fosse costitutito da unità aventi la medesima destinazione.
| Destinazione | Coefficiente |
|---|---|
| Negozi | 1,45 |
| Uffici, studi | 1,30 |
| Appartamenti | 1,00 |
| Laboratori | 0,95 |
| Magazzini al piano terra | 0,75 |
| Magazzini al piano seminterrato | 0,60 |
| Balcone coperto | 0,30 |
| Balcone scoperto | 0,25 |
| Logge coperte | 0,40 |
| Logge scoperte | 0,30 |
| Soffitte con altezza >1,6 m | 0,50 |
| Soffitte con altezza 0,8<h<1,6 m | 0,15 |
| Lastrici solari ad uso esclusivo | 0,15 |
| Giardini | 0,15 |
| Box auto interni al fabbricato | 0,55 |
| Box auto esterni al fabbricato | 0,45 |
| Autorimesse comuni | 0,30 |
| Cortili | 0,10 |
| Zone di rispetto | 0,10 |
Dalla tabella si evince come un negozio "valga" di più di un appartamento o di un ufficio, e ciò comporterà, a parità di volume e degli altri coefficienti, una spesa maggiore per il proprietario del negozio. Ma non è sempre detto, in alcune zone potrebbe valere il contrario. Sta al professionista valutare le varie fattispecie.
Gli indici possono variare qualora l'edificio fosse ubicato in zone della città a vocazione residenziale, industriale ecc.
All’interno di un condominio potrebbero essere presenti degli edifici di culto. A questi ultimi, considerato il valore, ritengo si debba attribuire un valore alto di coefficiente di destinazione pari al coefficiente assegnato per le attività commerciali.
1.3 Coefficiente di piano
Il coefficiente di piano rappresenta l'incidenza della quota sul valore dell’unità immobiliare.
Il valore di un'unità rispetto al piano dipende anche dalla presenza o meno di un ascensore nel condominio. I piani alti in un condominio dotato di ascensore avranno un coefficiente dal valore alto. Mentre, i piani alti in un condominio avranno un coefficiente dal valore basso.
| Piano | Coefficiente con ascensore | Coefficiente senza ascensore |
|---|---|---|
| Piano interrato | 0,73 | 0,73 |
| Piano seminterrato | 0,75 | 0,75 |
| Piano terra | 0,85 | 0,85 |
| Piano rialzato | 0,9 | 0,9 |
| Piano primo | 0,95 | 1 |
| Dal secondo piano al terzultimo | 1 | 0,95 |
| Penultimo piano (sotto terrazzo) | 0,97 | 0,93 |
| Penultimo piano (sotto tetto) | 0,98 | 0,93 |
| Ultimo piano (sotto terrazzo) | 0,97 | 0,9 |
| Ultimo piano (sotto tetto) | 0,98 | 0,9 |
1.4 Coefficiente di utilizzo
Il coefficiente di utilizzo rappresenta l’incidenza sul valore dell’unità immobiliare dell'uso dei singoli vani delle singole unità.
Rappresenta la differenza di valore di un vano interno rispetto ad un altro.
Io personalmente adopero poco questo coefficiente, in quanto nel metodo sintetico si considera l'unità immobiliare nel suo complesso. Con il metodo sintetico i risultati ottenuti sono più aderenti alla realtà del mercato, in quanto nella compravendita si considera la superficie commerciale dell'unità nel suo complesso e non dei singoli vani.
Vediamo i valori come da Circolare 26 marzo 1966 n. 12480:
| Utilizzo | Coefficiente |
|---|---|
| Soggiorno - Tinello - Camere | 1,00 |
| Ingresso, Corridoio e disimpegno | 0,80 |
| Logge racchiuse su tre lati | 0,45 |
| Servizi (Ripostiglio, Bagno, Cucina) | 0,90 |
| Terrazze a livello | 0,22 |
1.5 Coefficiente di luminosità
Caratterizza la quantità di luce che interessa i vari ambienti in funzione delle loro superfici. Questo coefficiente viene utilizzato raramente.
E' funzione del rapporto tra la superficie della finestra (Sf) e quella utile dell’ambiente illuminato dalla finestra (Su).
Indicando con K = Su/Sf, si potrebbero utilizzare i seguenti coefficienti:
| K | Coefficiente |
|---|---|
| K > 6 e <= 7 | 0.97 |
| K <=6 | 1.00 |
| K>7 e <=8 | 0.94 |
| K >8 e <=9 | 0.92 |
| K >9 | 0.90 |
| Vani senza finestra | 0.88 |
| Spazi aperti | 1.00 |
1.6 Coefficiente di prospetto
Rappresenta l’incidenza della tipologia dell’affaccio ed i benefici che ne derivano sul valore dell’unità immobiliare:
| Prospetto | Coefficiente |
|---|---|
| Cantinati e autorimessa | 0.75 |
| Locali senza finestra | 0.75 |
| Giardini | 1.00 |
| Cortili o chiostrine | 0,85 |
| Veduta su strada o panoramica | 1.00 |
1.7 Coefficiente di orientamento
Rappresenta l’incidenza che ha sul valore dell’unità immobiliare l’orientamento dell’immobile rispetto ai punti cardinali. Sud, est ed ovest sono ottimali:
| Orientamento | Coefficiente |
|---|---|
| Est | 0.95 |
| Nord | 0,9 |
| Nord-Est | 0,93 |
| Nord-Ovest | 0.93 |
| Ovest | 0,96 |
| Sud | 1 |
| Sud-Est | 0,98 |
| Sud-Ovest | 0,98 |
| Ambienti senza finestre | 0.75 |
1.8 Esempio
Vediamo un esempio:
| Unità | Superficie (mq) | Altezza m | Volume mc | Coefficiente di destinazione | Coefficiente di Piano con ascensore | Volume Virtuale mc | Millesimi generali Tab. 1 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Negozio PT | 100 | 3 | 300 | 1,45 | 0,85 | 369,75 | 121,37 |
| Ufficio P1 | 230 | 3 | 690 | 1,3 | 0,95 | 852,15 | 279,71 |
| Appartamento P2 | 200 | 3 | 600 | 1 | 1 | 600 | 196,95 |
| Appartamento P3 | 150 | 3 | 450 | 1 | 1 | 450 | 147,71 |
| Appartamento P4 | 50 | 3 | 150 | 1 | 1 | 150 | 49,24 |
| Appartamento P5 | 50 | 3 | 150 | 1 | 1 | 150 | 49,24 |
| Appartamento P6 | 70 | 3 | 210 | 1 | 1 | 210 | 68,93 |
| Appartamento P7 sottotetto |
90 | 3 | 270 | 1 | 0,98 | 264,6 | 86,85 |
| Totale | 3046,5 | 1.000 | |||||
Oppure scarica un esempio di una mia relazione
1.9 Aree scoperte
Le aree scoperte esclusive quali balconi e terrazzi ecc. in quanto prospicienze accessorie, devono essere considerati nel calcolo della superficie ma ridotti tramite il coefficiente di destinazione e di affaccio. Se si fosse adottato il volume virtuale come base del calcolo, per ottenere il volume virtuale del balcone è necessario moltiplicare l’area della sua superficie per l’altezza del vano dal quale si accede e per il coefficiente di utilizzazione scelto.
La giurisprudenza ritiene che nel computo dei millesimi da attribuire ai singoli millesimi si potrebbero escludere i giardini e le corti, in quanto considerate pertinenze e quindi suscettibili di uso potenzialmente diverso. Il professionista potrà o meno prenderli in considerazione.
2. Come calcolare i millesimi di scale Tabella B
Secondo l'Art. 1124 Codice Civile:
"Le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore delle singole unità immobiliari e per l'altra metà esclusivamente in misura proporzionale all'altezza di ciascun piano dal suolo. Al fine del concorso nella metà della spesa, che è ripartita in ragione del valore, si considerano come piani le cantine, i palchi morti, le soffitte o camere a tetto e i lastrici solari, qualora non siano di proprietà comune."Art. 1124 Codice Civile
Semplificando, i millesimi della tabella scale dovranno essere sempre 1.000 di cui:
- 500 millesimi devono essere ottenuti dividendo i millesimi della tabella generale a metà;
- 500 millesimi (detti di piano) devono essere ottenuti in base altezza dell'unità rispetto a terra;
Nel secondo caso, per determinare i millesimi di un'unità del sig. Rossi, è possibile utilizzare la seguente formula:
MPIANO = (500 x h) / H
dove
- H= somma delle altezze di piano di tutti i piani
- h= altezza di piano dell'unità del sig. Rossi
I millesimi MPIANO ottenuti andranno divisi per il numero di unità presenti al piano stesso.
In presenza di piani interrati, si assume come zero il livello del piano interrato inferiore.
3. Come calcolare i millesimi di ascensore Tabella C
Il metodo utilizzato per determinare i millesimi di ascensore è il medesimo della tabella B scale. Tuttavia, i millesimi potrebbero essere differenti in quanto l'ascensore e le scale potrebbero servire piani e unità differenti.
4. Come calcolare i millesimi di riscaldamento Tabella D
Ad oggi, la tabella D viene determinata sulla base alla contabilizzazione del calore.
Calcolo volume in presenza di controsoffitti
In questo caso, nel determinare il volume dell'unità, non considero i controsoffitti ma l'intradosso dei solai.
Spero che l’articolo ti sia stato utile. A presto, Vincenzo.
Lastrico solare: esempio di ripartizione in base ai millesimi condominiali

Quando l'uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l'uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico;
Difatti, secondo l’art. 1126 del codice civile:
“Quando l'uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l'uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico; gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini dell'edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve, in proporzione del valore del piano o della porzione di piano di ciascuno.”
Esempio
Vediamo un esempio:
Ipotizziamo una spesa di € 4.500,00. I millesimi di proprietà dei vari condomini sono:
- Condomino “A” millesimi 100
- Condomino “B” millesimi 200
- Condomino “C” millesimi 200
- Condomino “D” millesimi 200
- Condomino “E” (proprietario ed utente esclusivo del lastrico) millesimi 300
TOTALE MILLESIMI 1.000,00
Il lastrico copre per intero anche la proprietà del Condomino “E”
Pertanto, 1/3 della spesa pari a € 4.500,00/3 = € 1.500,00 sarà a carico esclusivamente di “E”
I rimanenti 2/3 della spesa, pari a € 4.500,00 x 2/3 = € 3.000,00 verranno ripartiti tra tutti i condomini, compreso il Condomino “E” proprietario del lastrico solare.
Condomino “A” € 3.000,00 x 100/1000 = € 300,00
Condomino “B” € 3.000,00 x 200/1000 = € 600,00
Condomino “C” € 3.000,00 x 200/1000 = € 600,00
Condomino “D” € 3.000,00 x 200/1000 = € 600,00
Condomino “E” € 3.000,00 x 300/1000 = € 900,00 + € 1.500,00 (1/3della spesa)
TOTALE € 3.000,00 + € 1.500,00 = € 4.500,00
Penso possa esserti utile l'articolo sul calcolo dei millesimi condominiali. A presto, Vincenzo.
Degrassatore: cos'è, obblighi e dimensionamento
Cos'è il degrassatore? Obbligo, dimensionamento, vuotatura, manutenzione e schemi idraulici.

Il degrassatore statico (o vasca condensa grassi o desoleatore) è un dispositivo utilizzato per rimuovere gli oli, le schiume e i grassi provenienti da lavandini, docce, bidet, lavatrici e lavastoviglie (acque saponose o grigie).
All'interno del degrassatore avviene la separazione per flottazione (risalita) delle sostanze con peso specifico inferiore rispetto all’acqua. Quindi, la separazione avviene per gravità.
Il degrassatore è in pratica una vasca di calma nella quale le acque di scarico stazionano per un tempo sufficiente a permettere la separazione dei materiali più leggeri. Date le condizioni di calma che si realizzano nella vasca si verifica anche una concomitante deposizione di solidi sul fondo.
Il degrassatore non solo evita l’intasamento della rete fognaria, ma protegge anche le unita di trattamento a valle (fosse biologiche o impianti di depurazione) e riduce il carico degli scarichi. In questo modo si migliora l’efficienza complessiva del sistema fognario e si prevengono cattivi odori.
Tipologie di degrassatori
Il degrassatore può essere:
- Statico: il piu comune, basato sulla separazione per gravita e flottazione.
- Dinamico o a flusso forzato: utilizza sistemi meccanici per migliorare la separazione.
- Sottolavello: per utenze domestiche di piccole dimensioni o dove non e possibile installare una vasca interrata.
Materiali dei degrassatori
Può essere realizzato in materiale plastico (liscio da esterni e corrugato per interro), vetroresina o in calcestruzzo fibrorinforzato. In acciaio inox per impianti professionali o cucine industriali.
Obbligo di installazione del degrassatore
In molte città, tale dispositivo è obbligatorio e le relative prescrizioni sono contenute nei regolamenti edilizi.
Inoltre, secondo la norma UNI EN 1825-2, l’installazione di un degrassatore è obbligatoria qualora fosse necessario separare i grassi e gli oli dalle acque reflue.
L’installazione del degrassatore è obbligatoria o consigliata per:
- abitazioni con cucina o lavanderia (se prevista dal regolamento edilizio);
- ristoranti, mense, bar e alberghi;
- autolavaggi e laboratori alimentari;
- condomìni o strutture con grandi volumi di acque saponose (se prevista dal regolamento edilizio).
Dimensionamento del degrassatore
Il volume del degrassatore deve essere determinato in rapporto agli abitanti equivalenti serviti oppure alla portata idraulica. La procedura di calcolo è definita all'interno dei regolamenti edilizi comunali o dal Regolamento del servizio idrico integrato.
In genere, gli abitanti equivalenti si calcolano sulla superficie netta o lorda, oppure al volume del fabbricato. Ad esempio, su Firenze, Pubbliacqua calcola un abitante equivalente ogni 35 mq di superficie lorda (o frazione).
La capacità utile complessiva del degrassatore, in genere, è pari a 50 litri per ogni abitante equivalente. A volte, è previsto un minimo, ad esempio, 1 metro cubo di capacità utile.
Esempio di calcolo:
- Appartamento di 100 mq → 100 / 35 = 2,85 abitanti equivalenti (arrotondati a 3);
- Capacita degrassatore = 3 × 50 litri = 150 litri, minimo comunque 1 m3 se previsto dal regolamento locale.
Pendenza dello sfiato del degrassatore
La tubazione di sfiato di un degrassatore deve essere completamente verticale o con pendenza (1%) tale da non creare sacche di condensa e per garantire un flusso lento e uniforme.
Difatti, negli sfiati i gas che risalgono sono umidi e caldi e, soprattutto d’inverno, raffreddandosi possono creare condensa che potrebbero creare sacche d’acqua e ostruire parzialmente il tubo fino ad a bloccare la ventilazione del degrassatore. La condensa deve potersi scaricare verso il basso senza ostacoli.
Manutenzione e vuotatura
Per mantenere in efficienza il degrassatore è necessario che le semplici operazioni di manutenzione e conduzione vengano condotte con accuratezza e regolarità (rimozione del materiale galleggiante e del materiale depositato).
Se ciò non avviene si ha una riduzione dell’efficienza che si può riflettere sulle unità a valle del degrassatore per il conseguente trascinamento del materiale galleggiante con l’effluente. Inoltre, può verificarsi l’emissione di cattivi odori.
La vuotatura del degrassatore deve essere effettuata almeno una o due volte l’anno, oppure ogni volta che lo strato superficiale di grassi supera i 10–15 cm. I materiali estratti vanno smaltiti tramite ditte autorizzate (CER 20.01.25 – oli e grassi commestibili), mai gettati nella rete fognaria o nel suolo.
Schemi
Penso possano esserti utili degli schemi di corretto smaltimento:


Degrassatore sottolavello
Qualora non fosse spazio, o il degrassatore principale fosse lontano da un lavandino, potresti installare un degrassatore "sottolavello" a servizio di un unico punto acqua.
Mentre, per il corretto smaltimento delle acque scure si utilizzano le fosse biologiche.
Spero che l’articolo ti sia stato utile. A presto, Vincenzo.
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