Consolidamento dei muri di contenimento
Quali sono le tecniche di consolidamento dei muri di contenimento controterra? Quale scegliere? Pro e contro.

I muri di contenimento svolgono una funzione fondamentale per poter sfruttare al meglio i terreni non pianeggianti.
Difatti, tali strutture vengono realizzate sia per sostenere i terreni, evitando che i pendii collassino a valle e riducendo il rischio di frane, sia per creare zone pianeggianti o terrazzamenti.
Considerata la funzione essenziale, un muro di sostegno che presenti crepe, spanciamenti o distacchi suscita sempre forte preoccupazione in chi si affida a tali strutture per la propria sicurezza.
Nel caso in cui si verifichino uno o più di questi dissesti che potrebbero compromettere la stabilità del muro di sostegno, sono molteplici le tecniche di consolidamento da poter sfruttare. Vediamo quali sono e quale adottare al variare delle condizioni.
Indice
2. Tecniche di consolidamento: scelta
3. Tecniche di consolidamento: quali sono?
5. Iniezioni di malte o resine
6. Micropali e sottofondazioni
1. Cause dei dissesti
Per scegliere la tecnica da utilizzare per consolidare bisogna comprendere quali sono le cause che hanno generato il dissesto.
I dissesti nei muri di contenimento avvengono principalmente per:
- errori progettuali dovuti a calcoli o ipotesi sulle spinte del terreno errate;
- errori di posa in opera. Ad esempio, errato drenaggio delle acque meteoriche;
- aumento del carico a monte in periodi successivi alla posa in opera. Ad esempio, anni dopo la realizzazione del muro vengono realizzate delle nuove costruzioni a monte con conseguente aumento delle sollecitazioni;
- terremoti e altre perturbazioni esterne come la deviazione della falda sotterranea.
2. Tecniche di consolidamento: da cosa dipende la scelta?
La tecnica di consolidamento da utilizzare dipende:
- dalla tipologia di terreno a monte del muro (argilloso, limoso, ghiaioso ecc.);
- dal materiale costitutivo del muro (mattoni, pietra, calcestruzzo armato, terra rinforzata ecc.);
- dalla tipologia di muro (a mensola, a gravità, in gabbioni ecc.);
- dall'entità del dissesto;
- dalla pressione esercitata dal terreno sul muro;
- dall'assenza di un corretto drenaggio della falda e delle acque meteoriche.
Quindi, i primi passi da realizzare per giungere alla scelta del metodo di consolidamento sono volti a conoscere lo stato di fatto del sistema muro-terreno:
- studio geotecnico del terreno per determinare stratigrafia, attrito, presenza di acqua, livello della falda;
- calcolo della spinta del terreno e delle strutture sovrastanti il muro;
- analisi circa la "qualità" e la resistenza del muro esistente;
- progetto di consolidamento secondo le NTC 2018 - Norme tecniche per le costruzioni.
E' proprio su quest'ultimo punto che vorrei concentrarmi. Quali sono le tecniche di consolidamento maggiormente utilizzate?
3. Tecniche di consolidamento
Le tecniche di consolidamento più diffuse sono:
- ancoraggi e tiranti (operazione più frequente);
- iniezioni di malte o resine;
- micropali e/o sottofondazioni;
- intonaco armato;
- in casi estremi, potrebbe essere conveniente la demolizione e ricostruzione della parete esistente o l'abbinamento di un nuovo muro di sostegno.
4. Ancoraggi e tiranti
Come ti accennavo, per consolidare un muro di contenimento, la tecnica maggiormente utilizzata è la posa di tiranti e ancoraggi.
4.1 In cosa consistono gli ancoraggi / tiranti?
Al fine di contrastare la spinta del terreno che tende a far ribaltare, spostare o deformare il muro di contenimento, spesso vengono collegate le porzioni più "resistenti" del suolo con la parete tramite delle barre o dei cavi.
Quando utilizzabile, si tratta della tecnica più efficace.

Vediamo la messa in opera di questa tecnica di consolidamento:
- tramite macchina perforatrice, foratura del muro e del terreno retrostante fino a raggiungere gli strati di suolo "resistenti".
Il principale problema di questa operazione è la dimensione delle macchine e la conseguente necessità di spazio in cantiere.
Vorrei segnalarti come in passato ho risolto il consolidamento di un muro in un'area di cantiere larga addirittura meno di un metro.
Fortunatamente, la Uretek mi ha proposto dei perforatori manuali a rotopercussione e dei microancoraggi. Oltre a risolvermi il problema dello spazio d'azione minimo, la tecnica ha comportato un discreto risparmio per il Committente. Inoltre, il tiro di progetto ha raggiunto addirittura le 3 tonnellate;
- inserimento delle barre ad aderenza migliorata o dei cavi in acciaio inossidabile (tiranti) nel terreno retrostante. Le barre devono essere poste creando una maglia regolare. Le dimensioni, l'angolo di posa e la distanza tra le barre dipendono dal progetto strutturale;
- iniezione della resina espandente o della malta cementizia per creare un bulbo utile all'ancoraggio al terreno;
- qualora si trattasse di un ancoraggio attivo (tiranti), messa in tensione e verifica della forza di tesatura;
- infine, posa della piastra d'acciaio per l'ancoraggio della barra al muro completa di bullone. Per quanto riguarda il consolidamento di mura in pietra, la piastra assume maggiori dimensioni per distribuire il carico su un'area maggiore.
5. Iniezioni di malte o resine
Un'ulteriore tecnica utilizzata per consolidare il sistema terreno - muro di sostegno è l'iniezione di malte o resine.
5.1 In cosa consiste l'iniezione?
In sintesi, vengono realizzati dei fori all'interno del terreno dove viene iniettata la resina o la malta cementizia.
Tutto ciò al fine di riempire i vuoti e quindi evitare che le fessure nel terreno retrostante il muro, riempite di resine, vengano occupate dall'acqua.
Si utilizza questo metodo qualora il problema principale fosse legato alla pressione dell’acqua dietro al muro.
Si tratta di un metodo poco invasivo e rapido. In alternativa, potrebbe essere realizzata una revisione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche a monte del muro.
L'iniezione di resine potrebbe essere sfruttata anche per aumentare la portanza del terreno sottofondazione in caso di cedimenti del muro di contenimento.
6. Micropali e sottofondazioni
6.1 In cosa consiste il rinforzo alla base?
Qualora il problema fosse alla base del muro e ci fossero dei cedimenti ad esempio dovuti
- alle fondazioni della struttura inesistenti o sottodimensionate,
- alla poca portanza del terreno superficiale sotto al muro,
si potrebbero:
- installare dei micropali o pali di fondazione per trasferire i carichi più in profondità, ai terreni con maggiore portanza;
- realizzare delle travi in cemento armato (cordolo collaborante) sotto la fondazione esistente.

Queste tecniche sono efficaci in caso di cedimenti differenziali, ma sono abbastanza costose e difficoltose (specialmente nel caso della sottofondazione). Serve spazio e attrezzatura per la perforazione.
7 Intonaco armato
Si tratta di un intervento alternativo o contestuale agli ancoraggi.
Da utilizzare in caso di spinte del terreno non elevate, oppure in accoppiamento con tiranti con l'obiettivo di distribuire il carico su un'area maggiore.
In cosa consiste l'intonaco armato?
Questa tecnica consiste nell’applicazione di uno strato di malta o calcestruzzo armato con reti metalliche o in fibra (vetro, carbonio) sulle superfici del muro, ancorando il tutto tramite dei connettori. L'intonaco armato aumenta la resistenza del paramento.

Soluzione non indicata qualora il problema riguardasse la fondazione o in presenza di spinte elevate del terreno, a meno che, come ti accennavo, contestualmente venissero posati anche dei tiranti di collegamento tra il muro e il terreno retrostante.
8. Nuovo muro
Nei casi più estremi, qualora il muro fosse eccessivamente carente dal punto di vista strutturale, o comunque il consolidamento costoso quanto il rifacimento, si potrebbe propendere per una demolizione e ricostruzione dell'esistente oppure per la costruzione di un nuovo muro di sostegno o paratia a ridosso del muro esistente.
9. Pro e contro delle tecniche
| Tecnica | Pro | Contro / Limiti |
|---|---|---|
| Ancoraggi e tiranti | Massima efficacia; Permette collegamento muro-terreno resistente; | Spesso necessità di macchine per la perforazione; Costo medio-alto; Richiede progettazione accurata |
| Iniezioni di malte o resine | Riduce spinta acqua, Poco invasivo; Rapido; Migliora coesione terreno-muro | Non risolve problemi strutturali importanti; |
| Micropali / sottofondazioni | Risolve cedimenti alla base; | Costoso; Richiede spazio e attrezzature; Complessità esecutiva |
| Intonaco armato | Rinforzo del paramento; Distribuisce carichi; Può essere combinato con tiranti; | Non adatto per problemi di fondazione o per spinte elevate; |
| Nuovo muro | Soluzione definitiva; Adeguamento completo a norme e carichi attuali | Più costoso; Maggiore invasività e tempi di esecuzione; |
10. Quando utilizzare le varie tecniche?
| Tecnica | Quando utilizzarla? |
|---|---|
| Ancoraggi e tiranti | Muri soggetti a ribaltamento o spostamento; Zone con spinta significativa |
| Iniezioni di malte o resine | Problemi legati alla pressione dell’acqua |
| Micropali / sottofondazioni | Fondazioni insufficienti o cedimenti; Terreni superficiali poco portanti |
| Intonaco armato | Spinte modeste; Consolidamento aggiuntivo in combinazione con altri interventi |
| Nuovo muro | Muri molto compromessi o consolidamento inefficace / oneroso |
Spero che l'articolo ti sia stato utile, a presto, Vincenzo.
Accertamento tecnico preventivo, cos'è, quando e come richiederlo 2026
Che cos'è l'Accertamento tecnico preventivo ATP, quando e come richiederlo. Quanto costa? Quando è inammissibile! Guida pratica su lavori mal eseguiti e contenziosi.

Hai infiltrazioni, crepe o lavori eseguiti male e temi che, con il tempo, le prove possano scomparire o alterarsi?
L’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) è uno strumento previsto dagli articoli 696 e 696-bis del Codice di Procedura Civile che consente di “fotografare” una situazione tecnica prima dell’avvio di una causa, mettendo al sicuro elementi fondamentali come difetti, danni e responsabilità.
Si tratta di un passaggio spesso decisivo nelle controversie edilizie: permette di intervenire tempestivamente, chiarire le cause dei problemi e, in molti casi, arrivare anche a una soluzione bonaria senza affrontare un lungo contenzioso.
In questa guida vedremo in modo concreto cos’è l’ATP, quando conviene davvero richiederlo, come si attiva, quanto costa e in quali casi può essere dichiarato inammissibile.
Indice
Che cos'è l'Accertamento tecnico preventivo ATP?
Quando può essere richiesto un ATP? Presupposti
Che cos'è l'Accertamento tecnico preventivo ATP?
Secondo l'articolo 696 del Codice di Procedura Civile:
"Chi ha urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o la condizione di cose può chiedere, a norma degli articoli 692 e seguenti, che sia disposto un accertamento tecnico o un'ispezione giudiziale. Il presidente del tribunale o il conciliatore provvede nelle forme stabilite negli articoli 694 e 695, in quanto applicabili, nomina il consulente tecnico e fissa la data dell'inizio delle operazioni."
L'Accertamento tecnico preventivo ATP è un procedimento disciplinato dagli articoli 696 e 696-bis del Codice di Procedura Civile che potrebbe avere lo scopo di:
- raccogliere una prova tecnica prima dell'inizio di una causa vera e propria. Viene spesso utilizzato qualora si volesse accertare tecnicamente fatti, difetti, danni, malfunzionamenti o vizi prima che la situazione cambi (ad esempio per deterioramento, riparazioni, demolizioni, ecc.). Ad esempio, in un mio caso affrontato a Firenze, un’impresa aveva modificato un solaio senza le necessarie autorizzazioni e alcune travi si erano spezzate. Prima che venisse giù il solaio, ho fotografato il solaio e "congelato" le prove. In definitiva, è utile qualora si tema che la prova possa andare perduta o alterata nel tempo.
- intervenire tempestivamente in quanto attendere potrebbe causare un danno. L'esempio di sopra vale anche in questo caso. Se non fossimo intervenuti prontamente, il solaio sarebbe collassato.
Ma potrebbe essere utilizzato anche qualora si volesse giungere ad una conciliazione bonaria tra le parti prima di iniziare un processo vero e proprio.
Quando viene richiesto l'ATP?
Viene utilizzato ad esempio in caso di:
- eseguiti male da imprese edili (materiali scadenti, abbandono del cantiere, stati di avanzamento contestati, opere difformi ad esempio difetti su cappotto);
- lavori eseguiti male da idraulici (malfunzionamenti o installazioni non conformi alle norme),
- lavori eseguiti male da elettricisti (malfunzionamenti o installazioni non conformi alle norme),
- lavori eseguiti male da serramentisti (errata posa infissi o cassonetto);
- danni derivanti da opere edili realizzati dal vicino (ad esempio crepe o cedimenti da vibrazioni, scavi o da opere strutturali, solai avvallati);
- infiltrazioni da lastrico, terrazzo o balcone;
- errori progettuali o mancato controllo in fase di direzione lavori da parte di ingegneri, architetti e geometri;
- contestazioni emerse dopo l'acquisto di un immobile (muffe, difetti impiantistici o strutturali).
Quando può essere richiesto un ATP? Presupposti
Per poter chiedere un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) servono due condizioni principali:
- ci devono essere buone ragioni per farlo (fumus boni iuris);
- ci sia l'urgenza (periculum in mora).
Con il Fumus boni iuris occorre che, almeno in modo sommario, la richiesta sembri fondata. Non serve dimostrare tutto fin da subito, ma deve esistere un motivo valido per chiedere l’intervento del giudice.
Di contro, i giudici si concentrano soprattutto sul secondo requisito, il Periculum in mora. Occorre dimostrare che attendere troppo a lungo, causerebbe un danno.
Ad esempio, l’immobile è danneggiato e rischia di peggiorare se non si interviene subito. Le infiltrazioni o altri problemi rendono impraticabile o pericoloso vivere nell’abitazione. Le condizioni da accertare potrebbero cambiare o sparire nel tempo, rendendo impossibile una verifica successiva.
Attenzione, a non attendere troppo e far scadere le garanzie sui lavori.
Quando un Accertamento Tecnico Preventivo è inammissibile?
L’ATP non è sempre ammissibile.
Il giudice può rigettare il ricorso quando:
- manca l’urgenza (non c’è il rischio di perdita della prova);
- la richiesta è meramente esplorativa (“voglio capire se ho ragione”);
- il problema è già stabile e accertabile anche successivamente;
- non vi è un minimo di fondatezza tecnica (assenza di fumus boni iuris);
- viene utilizzato solo come strumento di pressione sulla controparte.
In sostanza, l’ATP non serve quale “perizia preventiva”, ma a conservare una prova che rischia di andare perduta.
Quando conviene davvero richiederlo?
In generale, l’ATP è particolarmente efficace quando:
- il problema è di natura tecnica e richiede una verifica specialistica;
- la situazione può peggiorare o modificarsi nel tempo;
- è necessario individuare con precisione le responsabilità tra più soggetti (impresa, progettista, DL);
- si vuole evitare una causa lunga, tentando una conciliazione tecnica.
Tipologie di accertamento tecnico preventivo ATP?
L'Accertamento Tecnico Preventivo si distingue in:
- "classico" (ex art. 696 c.p.c.)
Utile ad ottenere solo una consulenza tecnica prima del giudizio, per accertare lo stato dei luoghi, il funzionamento di un bene, i vizi di un’opera, ecc. Può essere richiesto anche in via autonoma, senza causa pendente. Non ha finalità conciliative, ma solo conservativa della prova.
- con finalità conciliativa (ex art. 696-bis c.p.c.)
Come ti accennavo, l'ATP è utile anche qualora si volesse trovare una conciliazione bonaria tra le parti prima di iniziare un processo vero e proprio. Qualora le parti conciliassero si formerebbe un verbale della conciliazione.
- con provvedimenti d’urgenza (art. 692 c.p.c.)
Da utilizzare in caso di urgenza. Si può addirittura non notificare alla controparte. La mancata notificazione alla controparte è eccezionale e deve essere espressamente autorizzata dal giudice.
Come si richiede?
La prima azione da realizzare è depositare, tramite avvocato, un ricorso al tribunale competente, indicando il problema e nominando un tecnico di parte (CTP).
Il CTP è un tecnico di fiducia nominato da ciascuna delle parti coinvolte nell’ATP. A seconda del caso, può essere
- un ingegnere,
- un architetto,
- un geometra,
- un medico, ecc.
Qualora il giudice accogliesse la richiesta, nominerebbe un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) e fisserebbe l’udienza.
La fase successiva è il sopralluogo tecnico dove il CTU, in presenza dei tecnici di parte (CTP), effettua il sopralluogo, prende rilievi, documenta danni, verifica difetti.
Infine, il CTU, confrontandosi con i CTP, redige la relazione finale e la deposita nel fascicolo del procedimento.
A questo punto, se previsto l’art. 696-bis, le parti possono trovare un accordo con l’aiuto del CTU.
Se si arrivasse comunque a una causa, la relazione del CTU potrà essere utilizzata come mezzo di prova atipico o come fonte di convincimento del giudice nel successivo giudizio di merito.
Quanto costa un ATP?
Tra i costi abbiamo:
- il contributo unificato (variabile in base al valore della controversia), da pagare con il modulo F23 o tramite pagoPA, a seconda del tribunale. In linea generale:
| Valore della causa | Contributo unificato |
|---|---|
| Fino a € 1.100 | € 43 |
| Da € 1.100,01 a € 5.200 | € 98 |
| Da € 5.200,01 a € 26.000 | € 237 |
| Da € 26.000,01 a € 52.000 | € 518 |
| Da € 52.000,01 a € 260.000 | € 759 |
| Da € 260.000,01 a € 520.000 | € 1.214 |
| Oltre € 520.000 | € 1.686 |
| Valore non determinabile | € 518 |
- il compenso del CTU (anticipo a carico del richiedente), che può raggiungere diverse migliaia di euro in base all'oggetto dell'ATP. Ovviamente, al termine delle operazioni, il compenso del CTU potrà essere posto a carico della parte soccombente dal giudice nel giudizio di merito;
- le spese legali del proprio avvocato;
- la parcella del proprio tecnico di parte CTP.
Nella pratica, un ATP in ambito edilizio difficilmente costa meno di 2.000 – 4.000 €, ma nei casi complessi può superare anche i 8.000 – 10.000 €.
FAQ: domande frequenti
Quando dura un Accertamento tecnico preventivo ATP?
L'Accertamento tecnico preventivo ATP dura in genere meno di un anno.
Si può depositare un ATP senza avvocato?
No, non è possibile depositare un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) senza l'assistenza di un avvocato, se si tratta di una controversia civile ordinaria. L'avvocato richiede un ricorso scritto da depositare nel fascicolo telematico del tribunale (PCT);
Serve sempre il CTP (consulente tecnico di parte)?
Non è obbligatorio, ma fortemente consigliato. Il CTP può assistere alle operazioni tecniche, contestare i rilievi del CTU, presentare osservazioni scritte e aiutare a difendere meglio la tua posizione tecnica.
Si può rinunciare all’ATP una volta iniziato?
Si, ma la rinuncia deve essere formalmente comunicata al giudice. Tuttavia, potresti comunque dover sostenere le spese già maturate, come il compenso del CTU.
Si può richiedere un ATP anche contro progettista o direttore lavori?
Si, l’Accertamento Tecnico Preventivo può essere richiesto anche nei confronti del progettista o del direttore lavori, quando il problema deriva da errori progettuali o da carenze nel controllo dell’esecuzione.
Tuttavia, nella pratica, spesso si preferisce coinvolgere inizialmente l’impresa e lasciare che sia il CTU a individuare eventuali responsabilità tecniche anche in capo ai professionisti.
Spero che l'articolo ti sia stato utile, a presto, Vincenzo.
Esempio di spese per l'acquisto di un negozio c1 o ufficio a10
A quanto ammontano le spese notarili per l'acquisto di un negozio c1 o ufficio a10: imposte e onoraio.

In generale, indipendentemente dalla loro quantificazione, le imposte dovute in sede di compravendita di un bene immobile sono:
- l’imposta sul valore aggiunto (in presenza di un soggetto passivo IVA);
- l’imposta di registro;
- le imposte ipotecaria e catastale;
- la tassa ipotecaria;
- l’imposta di bollo
Acquisto da privato
Prezzo di acquisto: 110.000 €
Spese / imposte:
- Imposta di registro (9% di 110.000): € 9.900 €
- Imposta catastale 50 €
- Imposta ipotecaria 50 €
- bolli - visure 350 €
- Onorario notaio 1.500 € + iva 22%: 1.830 €
- Costo agenzia immobiliare (ipotizzato 3% di 110.000 € oltre iva) 4.026 €
Totale spese/imposte 15.080 €
Passiamo ora alla cessione di immobili da soggetti passivi IVA (fabbricati strumentali).
Acquisto da soggetto passivo IVA (es. società)
Se l’acquisto avvenisse da un soggetto passivo IVA, si applicerebbe il regime ordinario di imposizione dell’IVA, salvo che l’operazione rientri tra i casi di esenzione previsti dall’articolo 10 del D.P.R. n. 633/1972.
Vediamo un esempio:
Prezzo di acquisto: 100.000 €
Spese / imposte:
- IVA al 22%: 22.000 €
- Imposta di registro 200 €
- Imposta catastale 200 €
- Imposta ipotecaria 200 €
- bolli - visure 350 €
- Onorario notaio 1.500 € + iva 22%: 1.830 €
- Costo agenzia immobiliare (ipotizzato 3% di 100.000 € oltre iva) 3.660 €
Totale spese/imposte 5.135 € + 22.990 di iva
Se l’acquirente fosse un'impresa, quest'ultima avrebbe diritto a detrarre l’IVA. I 22.000 € sono recuperabili come credito IVA. Se l’acquirente fosse un privato, quell’IVA sarebbe costo effettivo.
Spero che l'articolo ti sia stato utile, a presto, Vincenzo.
Diametro colonna di scarico in funzione del numero di WC
Diametro minimo della colonna di scarico in funzione del numero di WC collegati e materiali più usati (silenziati e non)

Il diametro delle colonne di scarico per WC varia in base al numero di apparecchi collegati e al tipo di edificio (residenziale, commerciale, ecc.). Inoltre dipende dalla pendenza, tipo di ventilazione, altezza dell’edificio, e portata di scarico prevista. Quando si parla del diametro delle colonne di scarico, il diametro indicato è nominale (DN).
Di seguito una tabella orientativa sulla pratica comune:
| Numero di WC collegati | Diametro nominale minimo colonna di scarico (mm) |
|---|---|
| 1 | 100 mm (può essere anche 90) |
| 2 - 3 | 100 mm |
| 4 - 6 | 110 mm |
| 7 - 12 | 125 mm |
| 13 - 20 | 140 mm |
| 21 - 30 | 160 mm |
| 31 - 60 | 200 mm |
Scopri come progettare un impianto idrico di adduzione e scarico.
Il materiale piu usato per gli scarichi e il PVC (Policloruro di vinile), e il PP Polipropilene per gli scarichi silenziati.
Spero che l’articolo ti sia stato utile, a presto Vincenzo.
Trasmittanza minima verso ambienti non climatizzati
Trasmittanza minima di pareti, coperture, infissi e pavimenti nel caso di strutture delimitanti lo spazio climatizzato verso ambienti non climatizzati.

All'interno dell'Appendice B del DM requisiti minimi 2016 si riportano i valori limite dei parametri caratteristici degli elementi edilizi negli edifici esistenti sottoposti a riqualificazione energetica.
|
Pareti |
Coperture |
Infissi |
Pavimenti | |
|---|---|---|---|---|
|
Zona climatica A e B |
0,4 |
0,32 |
3,00 |
0,42 |
|
Zona climatica C |
0,36 |
0,32 |
2,00 |
0,38 |
|
Zona climatica D |
0,32 |
0,26 |
1,80 |
0,32 |
|
Zona climatica E |
0,28 |
0,24 |
1,40 |
0,29 |
|
Zona climatica F |
0,26 |
0,22 |
1,00 |
0,28 |
Nel caso di strutture delimitanti lo spazio climatizzato verso ambienti non climatizzati, i valori limite di trasmittanza devono essere rispettati dalla trasmittanza della struttura diviso per il fattore di correzione dello scambio termico tra ambiente climatizzato e non climatizzato, come indicato nella norma UNI TS 11300-1 in forma tabellare.
| Ambiente confinante | b_tr,x |
|---|---|
| Ambiente con una parete esterna | 0,4 |
| Ambiente senza serramenti esterni e almeno due pareti esterne | 0,5 |
| Ambiente con serramenti esterni e almeno due pareti esterne | 0,6 |
| Ambiente con tre pareti esterne | 0,8 |
| Piano interrato o seminterrato senza finestre esterne | 0,5 |
| Piano interrato o seminterrato con finestre esterne | 0,8 |
| Sottotetto con tasso di ventilazione elevato senza rivestimento con feltro o assito | 1 |
| Sottotetto non isolato | 0,9 |
| Tetto isolato | 0,7 |
| Aree interne di circolazione | 0 |
| Aree interne di circolazione liberamente ventilate | 1 |
Ad esempio:
Per un solaio (pavimento) verso l'esterno, il valore limite di riferimento tabellato in Appendice B per la Zona Climatica D è pari a 0,29 W/m2K.
Lo stesso verso un ambiente non climatizzato con fattore di correzione btr pari a 0,80 (piano seminterrato con finestre come può essere un garage) il relativo limite è pari a 0.29/0.80 quindi 0.36 W/m2K.

Spero che l’articolo ti sia stato utile, a presto Vincenzo.
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