CREPE SUI MURI: come e quando intervenire? - 3.3 out of 5 based on 4 votes

Oggi approfondiremo un tema molto delicato e di interesse: come e quando intervenire sulle crepe "pericolose" di casa, siano esse su muri esterni o interni strutturali e non, orizzontali, verticali o oblique; quando è possibile ripararle e quando, viceversa, è necessario l'intervento dell'ingegnere.

crepe muriTratterà l'argomento delle crepe sui muri, l'Ing. Federico Meucci (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Le lesioni o “crepe” nella muratura sono il modo più immediato che abbiamo per interpretare lo stato di salute di un nostro edificio. La lesione è il sistema che un edificio adotta per comunicare un suo stato di dissesto.

In molte circostanze, la lettura di un quadro fessurativo (insieme di lesioni diffuse), consente di individuare la causa del dissesto e di porre rimedio immediatamente, la stessa potrebbe, altresì, essere di difficile interpretazione per la presenza di più cause contemporanee.

Molto spesso ci si accorge di una lesione quando oramai è avvenuto il completo distacco dei lembi e quindi questa è chiaramente visibile. La lesione però non è comparsa in quel preciso momento ma ha avuto uno sviluppo che però non è stato notato perché capillare. E’ prassi comune, cercare di porre rimedio applicando un po’ di stucco e ritinteggiando, ma quasi sempre la lesione ricompare. Allora che fare?

Vi consiglio innanzi tutto di chiamare il vostro tecnico di fiducia (geometra, architetto o ingegnere) per fare un primo sopralluogo e farvi dare una immediata valutazione del quadro fessurativo. E’ altamente sconsigliato chiamare il murature di turno che vi propone soluzioni temporanee e dalla dubbia efficacia…

Un professionista, con esperienza in tale settore, in base alla disposizione e tipologia di lesioni riscontrate nell’edificio riesce a riconoscere i meccanismi di danno che coinvolgono la struttura.

Quali sono le cause principali della formazione delle crepe?

Una delle cause più comuni per i dissesti di edifici in muratura è il cedimento del terreno di fondazione. I cedimenti, generalmente, possono esser causati dai carichi eccessivi che la costruzione trasmette al suolo, dalla variazione della quota della falda acquifera e da eventuali azioni dinamiche (sisma o vibrazioni).

Una buona percentuale di edifici hanno le fondazioni che insistono su strati di terreno a grana fine (limi ed argille) posti qualche metro sotto al piano campagna. Le piccole dimensioni dei grani di cui sono composti, determinano un basso coefficiente di permeabilità del terreno che si traduce in una bassa capacità del terreno di drenare l’acqua in tempi brevi.

La pioggia è la principale causa della variazione della falda a livello del terreno di fondazione. Se la quota della falda si mantiene costante, la presenza di quest’ultima non provoca cedimenti del piano campagna altrimenti, aumenta o diminuisce la pressione efficace del terreno che si traduce in una variazione di volume del terreno. Una variazione di volume del terreno si traduce quindi in uno schiacciamento o rigonfiamento del terreno di fondazione che a sua volta si trasmette sulla fondazione dell’edificio. Se la fondazione è ben realizzata riesce ad assorbire tali movimenti, altrimenti si innescano delle variazioni di tensione nella soprastante muratura che possono sfociare in lesioni.

Un’altra possibile causa di dissesto è invece rappresentata dalle vibrazioni. Le vibrazioni, soprattutto in terreni a grana grossa (ad esempio sabbie e ghiaie) tendono a compattare il terreno riducendo i vuoti con il conseguente abbassamento del piano campagna. Tale cosa genera, come nel caso precedente, un cedimento della fondazione con conseguenti lesioni sulle murature.

In edifici in muratura con più piani, come ad esempio nei vecchi centri storici, la realizzazione di interventi di ristrutturazione, se non debitamente eseguiti, può comportare l’insorgere di lesioni sulle murature. Molto spesso l’uso del martellino elettrico per l’esecuzione di tracce nei solai e muri può comportare l’insorgere di lesioni ai piani soprastanti e sottostanti per effetto delle eccessive vibrazioni che si producono.

Infine, vi è l’aspetto legato all’apertura di vani in murature portanti, anche se con l’inserimento di cerchiature metalliche, esse possono provocare eccessive variazioni dei carichi sulla muratura che si traducono in fessurazioni ai piani superiori.

 
 

Ma a prescindere dal senso estetico, cosa comporta avere una lesione su una muratura?

E’ piuttosto semplice, la lesione rappresenta una discontinuità nella muratura che quindi non ha più un comportamento monolitico. Le sue caratteristiche di resistenza e di deformabilità si riducono e conseguentemente anche il carico che quest’ultima può portare. La presenza di lesioni, se trascurate, nel lungo periodo possono portare a problemi di carattere statico dell’edificio con riduzione della sicurezza per i propri abitanti.

Infine, si vuole focalizzare su un ulteriore aspetto che è rappresentato dalla eventualità di un terremoto. Gli edifici in muratura presentano di per sé delle notevoli criticità nei confronti dell’azione sismica per la poca duttilità che presenta la muratura stessa. Avere le murature del proprio edificio lesionate vuol dire affrontare il sisma con una minore capacità di assorbire l’azione e quindi un maggior rischio di collasso dell’edificio.

Arriviamo dunque al fatidico punto:

cosa bisogna fare prima di ripristinare le lesioni?

Delle lesioni è importante studiare la loro progressione nel tempo. Oltre che valutare l’estensione è di fondamentale importanza valutare l’ampiezza delle lesioni. Molte volte mi capita di trovare i famosi vetrini attaccati sulle lesioni: questo sistema è un sistema piuttosto obsoleto e riesce solo a indicare la presenza di ampi movimenti ma non l’entità.

I sistemi ad oggi più diffusi sono le comuni biffe ed i deformometri. Con entrambi i sistemi si riescono a valutare l’ampiezza delle lesioni con un prefissato intervallo temporale. Ad oggi si prediligono i deformometri meccanici perché più accurati (si misurano i millesimi di millimetro, tanto per capirsi) rispetto alle biffe.

Attraverso misurazioni periodiche dell’ampiezza delle lesioni si riesce a capire l’eventuale progressione di una lesione o se questa è stabile.

Inoltre, qualora il tecnico avesse il sospetto di cedimenti fondali, si possono adottare sistemi per valutare i movimenti verticali della costruzione attraverso l’installazione di mire ottiche per livellazione di alta precisione. Questi strumenti forniscono una stima dei potenziali cedimenti del terreno di fondazione.

Molto spesso le basi deformometriche e di livellazione sono installate unitamente per avere un duplice riscontro sull’entità delle lesioni e dei cedimenti di fondazione.

Il tempo minimo di monitoraggio è di almeno un anno con cadenza delle rilevazioni almeno trimestrale. Questa è la frequenza minima consigliata per valutare l’andamento delle lesioni al variare delle quattro stagioni presenti in un anno.

Una volta acquisiti tali dati è possibile capire l’evoluzione del quadro fessurativo e iniziare a pensare agli interventi di consolidamento più appropriati per risolvere il problema. Eseguire interventi di consolidamento senza avere la conoscenza del quadro evolutivo potrebbe portare ad interventi non risolutivi e addirittura che possono aggravare il quadro fessurativo.

Una volta eseguito l’intervento è comunque utile monitorare la situazione per almeno altri sei mesi / un anno per avere la garanzia della completa risoluzione della causa del dissesto.

Sperando di aver contribuito a fornire un quadro sull’argomento rimango a disposizione per ulteriori consigli ed eventuali dubbi irrisolti.

Madera Ing. Vincenzo
Author: Madera Ing. VincenzoEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ingegnere Civile

Laureato all'Università degli Studi di Firenze, dal 2014 co-titolare dello Studio Madera.
Esperto in strutture, impianti, urbanistica ed edilizia.
Tra i clienti annovera: Unicef, Coca Cola, Credit Suisse.

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